Settore carni, spuntano altri licenziamenti
Giornata di calma apparente. Dopo i 51 di Global, restano senza lavoro anche 8 operai di Alcar Uno
CASTELNUOVO. Primo giorno di calma davanti all’Alcar Uno. Nessuna protesta e nessun blocco. Ma l’apparente stato di tranquillità vissuto ieri dopo giorni di tensione non significa che sia tornato l’idillio nel settore carni. Ammesso che mai si sia potuto parlare di idillio per un distretto in cui legalità e lavoro non camminano sempre sullo stesso sentiero.
La calma vissuta ieri potrebbe anche essere la quiete prima di una nuova tempesta o semplicemente la definitiva rottura del fronte dei 110 addetti di Alba Service impiegati tra Alcar Uno e Global Carni, il cui destino è stato definitivamente diviso ieri in tre segmenti.
Cinquantuno operai sono stati riassorbiti da due cooperative per lavorare all’Alcar: dalla Logman (che già lavorava nello stabilimento dei Levoni) e dal subentrante consorzio lombardo-veneto. Si tratta di persone che alle spalle hanno anni di esperienza e che proprio nell’ultimo periodo avevano ottenuto il riconoscimento di un contratto da alimentaristi. Ora difficilmente saranno riassunti con la stessa qualifica, molto più probabile che torneranno al lavoro con un contratto di logistica. Un passo indietro e una perdita di diritti: la gogna attraverso la quale sono dovuti passare pur di non perdere un salario con cui mantenere le proprie famiglie. Altri otto, invece, hanno detto no: a loro era stato proposto un contratto a tempo determinato, sostanzialmente un periodo di prova al termine del quale sarebbero potuti essere lasciati a casa.
Meglio la disoccupazione. La stessa che ieri a gran voce hanno chiesto anche molti dei rimanenti 51 operai che erano impiegati alla Global. Per loro nessun riassorbimento, come i Levoni avevano già annunciato due giorni fa: «C’è crisi».
E così l’Alba Service ha provveduto ad esaudire le loro richieste, ovvero una lettera di licenziamento individuale con cui ottenere la disoccupazione.
In sostanza dai 110 alimentaristi originari si è arrivati a 51 facchini e 59 disoccupati. Così è, se vi pare.
«I licenziamenti peraltro, fatti in modo individuale e non con la procedura collettiva - spiego Marco Bottura di Flai/Cgil - impediscono ai sindacati di aprire un confronto e la mobilità. Al di là dei singoli casi di Alcar Uno e Global, continuiamo con forza a denunciare le irregolarità diffuse in tutto il settore. I Levoni sostengono che ci sia stata una contrazione del mercato, noi ribadiamo che l’espulsione attraverso provvedimenti disciplinari va a colpire i protagonisti delle proteste. Come avvenuto a Castelfrigo. O con la cessazione dell’appalto, come alla Global Carni». (gib)
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