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Banche popolari, uno stop alla riforma

Il Consiglio di Stato ha evidenziato dubbi sulla sospensione dei rimborsi delle azioni a chi recede

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Un intoppo per la riforma delle banche popolari, fra cui la modenese Bper, voluta dal governo Renzi anche se il processo complessivo in atto non verrà presumibilmente scalfito.

Il Consiglio di Stato, riguardo le misure sulla trasformazione in spa delle banche popolari, ha assunto una decisione che infatti non blocca la riforma in sé e per sé, che quindi va avanti, e non ha un impatto diretto sul processo che già si è messo in moto e coinvolge numerosi istituti. L'ordinanza dice invece che il rimborso ai soci che esercitino il diritto di recesso può essere differito, ma non può essere escluso.

I dubbi sulla costituzionalità della riforma delle banche popolari erano stati sollevati da alcuni soci e associazioni e quindi non si sono rivelati infondati: sul tema dovrà esprimersi la Corte Costituzionale. È stata così sospesa l'efficacia della circolare della Banca d'Italia riguardo la possibilità di sospendere il rimborso delle azioni su cui è stato esercitato il diritto di recesso in relazione alla trasformazione in spa. Nel dettaglio, il Consiglio di Stato ha sollevato la questione di legittimità costituzionale in relazione a due profili: in primo luogo la possibilità che il diritto al rimborso delle azioni oggetto di recesso «possa essere limitato (anche con la possibilità, quindi, di escluderlo tout court) e non, invece, soltanto differito entro limiti temporali predeterminati e con previsione di un interesse corrispettivo». In secondo luogo a essere sotto esame è la parte in cui si «attribuisce alla Banca d'Italia il potere di disciplinare le modalità di tale esclusione, nella misura in cui detto potere viene attribuito anche in deroga a norme di legge, con conseguente attribuzione all'istituto di vigilanza di un potere di delegificazione in bianco».

I ricorsi erano stati inoltrati da associazioni quali Adusbef e Federconsumatori oltre a un gruppo di risparmiatori soci delle banche. «Bocciata la riforma delle Popolari - dice Adusbef - varata dal governo Renzi nel 2015 in ossequio ai desiderata delle banche di affari, dei grandi fondi e della finanza internazionale, che vuole mettere le mani sul risparmio degli italiani, rimuovendo gli ostacoli rappresentati dal voto capitario, che intralciava il Far West dei mercati senza regole, che si nutrono di denaro dal nulla, di swap e derivati tossici, per alimentare l'avidità della finanza speculativa».

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