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Espulso dall’Italia, torna ruba e vive da... signore

Espulso dall’Italia, torna ruba e vive da... signore

Pavullo. La storia dei uno dei sei ladri acrobati albanesi arrestati dai carabinieri. Ora restano tutti in carcere e il sindaco Biolchini scrive per ringraziare l’Arma

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PAVULLO. Alberto Gjokaj era stato cacciato dall’Italia pochi mesi prima di tornarci, superando con sconcertante facilità ogni controllo alla frontiera. Da Pisa viene infatti confermata la circostanza che a decretarne l’espulsione era stato lo stesso prefetto della città toscana, a febbraio di quest’anno. E che Gjokaj era stato accompagnato al porto di Brindisi. Eppure questo ragazzo di 22 anni viveva da agosto - tranquillamente e signorilmente - al residence Leon D’Oro di Sassuolo, dove i carabinieri si sono già presentati a chiedere le opportune spiegazioni. E da dove con i cinque complici, come abbiamo riferito nei giorni scorsi, Alberto si era dedicato a commettere le razzie da ladri acrobati che sono state interrotte dall’operazione dei carabinieri del nucleo operativo di Pavullo.

Un risultato che dà respiro, poichè - a di là di oro e soldi di cui la banda è stata trovata in possesso - a Modena negli ultimi giorni si è registrata una flessione dei furti commessi con le modalità proprie della banda, che si impadroniva di auto e poi dava l’assalto alle abitazioni di più comprensori. Non solo l’Appennino, dove la pressione dei carabinieri alla fine ha dato frutti, ma anche nella zona di Modena, Maranello, Sassuolo...

Il bottino che è stato sequestrato su disposizione del sostituto procuratore Clauda Natalini per la verità porta anche più lontano. Così come le telefonate dei derubati che, consultando le immagini della refurtiva sul sito internet dei carabinieri, hanno chiamato e chiamano per poter verificare se ci fossero anche i loro oggetti scomparsi in Lombardia e Piemonte.

La banda, come noto, è già comparsa davanti al giudice per la convalida dell’arresto: i sei erano difesi dagli avvocati Enrico Fontana, Giacomo Tognetti e Mauro De Martino.

A connotare la gravità dei reati che vengono imputati, l’associazione a delinquere per commettere furti a raffica, la circostanza che non siano stati liberati: restano tutti in carcere, in attesa almeno che gli accertamenti siano completati.

Del gruppo faceva parte un altro personaggio di rilievo: Rudenc Laska, 27 anni, noto per questo tipo di problemi dalle parti di Milano. A conferma che le bande di albanesi che colpiscono in Emilia viaggiano spesso avanti e indietro in autostrada, tenendo la base operativa in Lombardia. Gli altri invece risultano tutti albanesi entrati abusivamente in Italia. Dell’importanza di questa operazione dell’Arma si è congratulato per iscritto il sindaco Biolchini, come emerso a margine di un consiglio in municipio. (ase)

 

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