Gli inventori modenesi del futuro
Mst e Vst sono le due start up locali in evidenza al Premio Innovazione che si è chiuso allo Storchi
Il primo spray nasale antivirale per la prevenzione e la cura del raffreddore comune, realizzato dal Panoxyvir (Piemonte, premiato anche da Unicredit), un dispositivo innovativo ed ecologico Re3cube (Piemonte) per gestire i rifiuti sanitari pericolosi, e ancora Cubbit (Emilia Romagna) spazio icloud domestico o il ResourSeas (Sicilia) per produrre dal mare acqua dolce, sale magnesio ed energia. Sono questi i progetti che si sono aggiudicati i principali premi alla finalissima del Premio Nazionale Innovazione ieri al Teatro Storchi nell’ambito di PnI 2016 ospitato dall’Università. Erano in gara 65 start up da tutta Italia.
Tra di loro anche due imprese modenesi. Come quella di Gabriele Sereni e Marco Lasagni, i volti che si celano dietro la sigla MST. Sono due 29enni partiti «quasi per scherzo». La loro idea? Creare un dispositivo che monitorasse la tensione degli oggetti e che fosse più economico degli strumenti esistenti. «Per ora i sensori costano tantissimo - ha spiegato Sereni - più delle singole componenti da monitorare». Da tale considerazione è iniziata a marzo la loro sfida. Il primo ha portato nella squadra le conoscenze di meccatronica, il secondo ha fornito un background di elettronica. «Siamo partiti dal garage di casa - ha aggiunto il secondo - e ci vedevamo nel corso del fine settimana. Abbiamo visto che l’idea funzionava, proseguendo sulle ali dell’entusiasmo». Nella loro presentazione al teatro Storchi Sereni ha rilevato che servirebbe un finanziamento di 390mila euro.
«Pensiamo a una partnership commerciale con qualche azienda interessata alla tecnologia», ha ripreso il relatore. L’esempio casalingo è studiare quanta sollecitazione serva per aprire un barattolo, ma le applicazioni in diversi campi (hanno assicurato) possono essere diverse. Appartengono al ramo Unimore anche i quattro partecipanti alla base di VST. Non hanno raggiunto la finale e sono più “navigati”, ma l’entusiasmo in loro non manca. «L’idea nasce da un progetto europeo che abbiamo fatto qualche anno fa - ha riconosciuto Matteo Corradini - in cui c’è stato chiesto di monitorare lo stato di affaticamento mentale di lavoratori soggetti a particolari attività di tipo critico. Erano piloti di aereo, controllori del traffico marittimo e piloti di droni. È nata idea di acquisire un parametro fondamentale, cioè la pressione arteriosa, attraverso un sistema semplice di contatto. Adesso siamo arrivati al prototipo, abbiamo bisogno circa di 180mila euro». È cambiato anche lo scenario. «Sono sistemi installabili su articoli sportivi - ha proseguito Corradini - tra cui biciclette e articoli per il fitness. Sono in grado di dare una valutazione sufficientemente puntale della pressione arteriosa durante l’attività fisica». «Lo strumento comunica al soggetto se è il caso che rallenti - ha fatto eco Anna Vittoria Mattioli, componente con Donato Sannino e Sergio Fonda - oppure si fermi. Eventualmente, si può rivolgere a una struttura con un medico per una valutazione dello stato di salute». Oggi l’ultimo atto con l’intervento del rettore. «Finiamo con il convincimento d’implementare l’orientamento scolastico - ha concluso Angelo Andrisano - per favorire i giovani nella scelta del futuro. Il lavoro si può assolutamente inventare».
Gabriele Farina
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