Gazzetta di Modena

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In appello mini-condanna per la Modena

di Carlo Gregori
In appello mini-condanna per la Modena

Solo otto mesi per falso: la professoressa assolta da associazione per delinquere, corruzione, abuso d’ufficio e truffa

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Caso Cardiologia: la Corte d’Appello di Bologna ha clamorosamente rovesciato la sentenza di primo grado contro la professoressa Maria Grazia Modena, l’ex direttrice della Cardiologia del Policlinico, reparto dove secondo la Procura dal 2009 al 2012 sono avvenuti gravissimi illeciti con sperimentazioni abusive per conto di case biomedicali che versavano denaro occulto. Non così per la direttrice, secondo i giudici che ieri hanno letto una sentenza molto diversa da quella del processo abbreviato del febbraio 2015. Ora i giudici fanno cadere l’associazione per delinquere, il reato più grave che teneva insieme tutto l’impianto accusatorio con gli altri cardiologi: assolta “per non aver commesso il fatto”. Cadono i reati di corruzione, abuso d’ufficio e truffa. Restano confermati solo due reati di falso in comunicazioni di sperimentazioni mediche. Falso che ha portato a una condanna finale di 8 mesi. Non più i 4 anni di carcere e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e dall’insegnamento, dunque.

Di tutte le accuse contro di lei - che il 9 novembre 2012 portarono alla “retata” dei Nas con gli arresti domiciliari - non resta quasi nulla. Un terremoto, questa sentenza d’appello, che potrebbe avere anche ripercussioni sul maxi processo in corso a Modena e che vede ben 53 imputati, tra persone fisiche e aziende biomedicali, compresi i colleghi cardiologi della Emodinamica e soprattutto quel professor Giuseppe Massimo Sangiorgi, secondo la Procura a capo dell’associazione a delinquere, che l’altro giorno per sei ore consecutive ha risposto alle domande dando spiegazioni dettagliate su ogni presunto illecito di sperimentazione e di denaro.

Nel caso della Modena, però, bisogna tenere conto di quanto è sempre stato sottolineato: la cardiologa era direttrice; le accuse contro di lei riguardavano le sperimentazioni e gli studi, ma mai è stata sospettata di venalità. Era stato detto, infatti, che avesse agito in accordo con Sangiorgi e gli altri imputati solo per ambizione e vanità: per pubblicare più studi “dopando” la sua fama in campo scientifico. Ciò non toglieva però la sua responsabilità e la sua partecipazione ai reati, secondo l’accusa.

Grande soddisfazione per questa assoluzione generale con condanna minore arriva dai difensori della Modena, il professor Luigi Stortoni e l’avvocato Massimiliano Iovino. Commenta Stortoni: «Con questa sentenza l’orribile montatura di accuse fatta dal pm Niccolini e dall’ex procuratore Vito Zincani è crollata. È caduta l’associazione per delinquere, il reato più grave, e credo che ci saranno effetti anche sul processo». Silenzio totale dalle parti civili: Policlinico, Regione e “Amici del Cuore”, l’associazione del professor Giuseppe Spinella che diede il via ai primi accertamenti su cosa avveniva nel reparto. Laconico il commento invece della Procura. Il procuratore capo Lucia Musti ha detto: «Aspettiamo di leggere la sentenza pur considerando con il massimo rispetto la decisione dei giudici di Bologna. Nel frattempo continueremo il nostro lavoro. Il processo andrà avanti al Tribunale di Modena».

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