Gazzetta di Modena

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Uccise il padre con una spinta: 4 anni

di Carlo Gregori
Uccise il padre con una spinta: 4 anni

San Cesario. Dopo il litigio sfociato in tragedia Davide Savigni patteggia l’omicidio preterintenzionale e non va in carcere

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SAN CESARIO. Omicidio a San Cesario: quattro anni di carcere è la pena patteggiata da Davide Savigni, 46enne, per aver ucciso il padre al termine di una lite in un ricovero agricolo accanto alla loro casa. La pena è stata accolta dal giudice Eleonora Pirillo al termine dell’udienza di ieri, dopo che era stata proposta dagli avvocati Luca Brezigar e Domenico Ippolito e accettata dal pm Luca Guerzoni.

Savigni è stato condannato per omicidio preterintenzionale: in altre parole, ha ucciso in un momento concitato senza aver intenzioni letali. Quattro anni sono in effetti il minino della pena che l’uomo poteva sperare dal momento che ha ottenuto le attenuanti generiche, attenuanti per aver proposto un risarcimento ai familiari chiedendo scusa e anche una riduzione di pena insita nel patteggiamento. Proprio per l’esiguità della pena, è possibile che presto possa chiedere di essere messo in prova per l’affidamento ai servizi sociali.

È un uomo mite, hanno sempre detto di lui tutti i conoscenti, un uomo senza una sua famiglia che ha dedicato la vita all’agricoltura insieme con il padre che tragicamente, forse per l’errata valutazione di uno scatto d’ira, ha ucciso. Quella sera dello scorso marzo Davide aveva infatti avuto un diverbio molto acceso con il padre Alberto, 83 anni. Un anziano di temperamento autoritario, poco incline ad ascoltare anche il figlio che pure aveva già grande esperienza lavorativa. Ed è stato proprio un litigio su un metodo di irrigazione dei campi - una questione lavorativa ma tutto sommato banale - a scaldare i loro animi e ad accendere la lite.

Davide, secondo la sua stessa ricostruzione, voleva dire la sua ma il padre ogni volta lo faceva tacere imponendogli la sua autorità. Così i due sono venuti alle mani dentro una specie di stallone che serviva da ricovero di attrezzi, al lato dell’aia dove si trova la casa della tenuta agricola di via Sant’Adriano III in località San Bernardino. Il padre ha afferrato una spranga. «Te la spacco io la testa!», avrebbe gridato brandendola. Così Davide è arrivato al corpo a corpo. Ha afferrato il padre da dietro tenendolo per un braccio e lo ha spinto con la testa. L’urto ha gettato l’anziano contro il muro su cui l’uomo ha battuto la testa perdendo i sensi. E poco dopo è morto. Davide ha chiamato aiuto. Ha telefonato al 118 dicendo di accorrere. Poi ha anche raccontato ai carabinieri cosa aveva fatto, con un forte senso di disperazione e di dolore ha raccontato il suo difficile rapporto con il genitore. Dopo la confessione è diventato tutto chiaro. Al punto che il gip, considerando l’uomo, il suo passato e la sua notoria mitezza, ha deciso di lasciarlo libero, senza misure cautelarti. Da allora Davide è rimasto nella casa di campagna a lavorare in attesa dell’udienza.

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