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Parliamoci: Referendum, prima che sia domani

Enrico Grazioli
Parliamoci: Referendum, prima che sia domani

 Ricucire un paese diviso, abbandonare i toni esasperati ed esasperanti della campagna elettorale, riconcentrarsi sulle priorità delle sofferenze italiane, immaginare un inverno non...

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Ricucire un paese diviso, abbandonare i toni esasperati ed esasperanti della campagna elettorale, riconcentrarsi sulle priorità delle sofferenze italiane, immaginare un inverno non del nostro scontento ma che apra la strada a una primavera di politiche capaci di spingerci verso una ripresa ancora ridotta al lumicino delle virgole e dei decimali di crescita...

Certo che domani lo scenario sarà questo, comunque vada a finire il referendum sulle modifiche costituzionali: ma oggi è oggi e la scelta è ancora tutta nelle nostre mani. Non avrebbe forse dovuta essere considerata la madre di tutte le battaglie.

Ma rimane una linea d’ombra che separa il futuro da un passato persistente, con la sua eredità di cui spesso non siamo stati all’altezza ma che da sola non ci consente di guardare avanti con fiducia. È discutibile nel merito che la riforma renziana sia l’appiglio più efficace per trarci fuori dalla palude: come è discutibile ogni costituzione, ogni legge, ogni architettura istituzionale.

Ma rimane il fatto che a un paese a gran voce clamante da tempo il rinnovamento, la svolta, l’accelerazione per tenere il passo di un mondo senza più confini ma con sempre più competitori, questa occasione e non altra viene data: per dire se il coraggio di un cambiamento, con tutti i rischi annessi e connessi, ce l’ha (o magari anche solo se lo vuol dare) oppure se il brodo primordiale in cui siamo immersi dal dopoguerra è l’ambiente in cui comunque preferiamo nuotare, magari aggrappandoci qua e là a un salvagente che chiamiamo contrappeso di fronte all’insostenibilità del peso (della responsabilità, individuale e collettiva: non nel senso di un potere che prevarica). Poi ognuno può decidere in base a ciò che vuole, perché nessun discorso di merito può essere del tutto decontestualizzato. Quindi ci sta che uno voglia bocciare un premier che ha realizzato meno di quanto promesso.

Come ci sta, benissimo, chi non vuole ritrovarsi in compagnia dei fascisti a difendere a parole una costituzione antifascista... Ma il crocevia, in mezzo al caos di questa sfida elettorale, al nudo resta quello: si cambia o si rimane così. E se si rimane così vuol dire che democraticamente, in fondo preferiamo così: come ci lamentiamo di stare da una vita.

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