Richetti: «Renzi resta l’unico leader»
Il parlamentare modenese vicino all’ex premier: «Serve un Pd che vada più in palestra e meno negli studi fotografici...»
«Il Pd può aver paura di molte cose ma non delle elezioni. Andremo dal presidente Mattarella a dare il nostro sostegno ad ogni soluzione che sceglierà ma tenendo ben presente che bisogna andare a elezioni il prima possibile. È evidente che non si può fare un quarto governo non eletto: ridiamo la parola agli elettori ma con una legge elettorale che dia la possibilità a chi vince, chiunque sia, di avere la necessaria solidità delle istituzioni»: così Matteo Richetti ha rotto il silenzio dopo il Referendum.
«Non credo che Renzi si dimetterà da segretario di PD, la direzione è convocata per mercoledì e penso che non potremo sottrarci alle tante domande. Non vedo altri leader del centrosinistra o della scena politica che suscita passione e riempie piazze. Matteo queste qualità le ha», ha aggiunto. «Se non è finito l'uomo solo al comando non ci saranno più vittorie per il centrosinistra - ha continuato Richetti - È evidente che c'è bisogno di una pluralità, il voto ha evidenziato un grandissimo disagio sociale. Il Pd ha le carte in regola per ripartire da qui, ma deve andare un po’ più in palestra e un pò meno negli studi fotografici».
L’analisi di Matteo Richetti era partita l’altra sera da Otto e Mezzo, dove è stato ospite di Lilli Gruber, lui, Richetti, che lo stesso Renzi aveva ritrovato proprio nella volata referendaria, affidandogli il compito di front-man.
Richetti scherza e aspetta i prossimi eventi: «Ho sentito Renzi e l’ho trovato molto consapevole che dentro la sconfitta ci sono molti errori nostri e anche un giudizio da cui non si può sottrarre. Ma non ho mai trovato Renzi abbattuto, nemmeno oggi».
Oggi in direzione nazionale a Roma sono da tenere d’occhio i fedelissimi del premier-segretario. Tra loro Maria Elena Boschi, Lorenzo Guerini, Debora Serracchiani e Luca Lotti. Un profilo leggermente distinto lo hanno assunto nel tempo i cosiddetti “cattorenziani”, da Graziano Delrio fin proprio a Matteo Richetti e Angelo Rughetti, ma non si sono mai costituiti in area autonoma. Dopo le elezioni 2013, con Bersani segretario, i parlamentari renziani erano in tutto una cinquantina. Ora si tratta di capire che peso potranno avere in questa fase e che ruolo chiederà a loro di giocare il premier Renzi. A cominciare proprio da Richetti, che su questo referendum aveva messo la faccia per ritornare accanto al premier.
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