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Palagano. Anche la Germania paga per le vittime del nazismo

di Daniele Montanari
Palagano. Anche la Germania paga per le vittime del nazismo

Duecentomila euro dai tedeschi al Comune di Palagano per la Buca di Susano: nascerà un memoriale in onore delle sei persone torturate e uccise nel ’44

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PALAGANO. Trasformare il teatro di una delle più disumane rappresaglie naziste in un memoriale, finanziato in grossa misura dalla Germania di oggi. È il progetto emblematico che si vuole concretizzare a Palagano nella cosiddetta “Buca di Susano”, povera abitazione contadina tra la chiesa e il mulino della frazione. Qui il 18 marzo 1944, nell’ambito della strage di Monchio, si consumò un’altra pagina orrenda. I nazisti sfigurarono a colpi di pallottole le sei persone che vi trovarono all'interno: Delia Albicini in Marastoni e i suoi figlioletti di otto e dieci anni, un orfanello di tre e due anziani coniugi. Poi appiccarono il fuoco. Orrore nell’orrore l’esecuzione dell’orfanello, scampato ai bombardamenti in pianura e condotto qui per metterlo al riparo: fu lanciato in aria e poi bersagliato dalle pallottole. Si conosce solo il suo nome, Carlo, ribattezzato poi “Carlo del ciliegio” perché nella casa dove fu trucidato qualche anno dopo nacque un ciliegio che riuscì a perforare il tetto, in quella che fu vista anche simbolicamente come una vittoria della vita sulla morte. Già negli anni ’60 nacque l’idea di trasformare il casolare in un sacrario, un luogo d’incrocio e d’incontro che prolungasse il tempo interrotto e le grida spezzate di quella mattina. Ma non si riuscì a fare nulla di concreto. Il sindaco Fabio Braglia ci lavora da tempo, con l’intenzione di farci non un museo ma un luogo di memoria, con attività per le scuole. E dopo incontri su incontri, ha ottenuto il via libera dell’ambasciata tedesca a un contributo da 200mila euro. Ma è una somma vincolata a una compartecipazione dell’Italia, che a livello ministeriale ancora tentenna. Martedì Braglia è andato al ministero dei Beni culturali, dove con l’onorevole Matteo Richetti ha verificato se esista la possibilità di finanziamenti specifici.

«Ne è emerso un quadro complicato – sottolinea il sindaco – che farà slittare la cosa al prossimo anno. Mi spiace perché mi sarebbe piaciuto tantissimo posare la prima pietra il 18 marzo 2017. Comunque sia, per il prossimo anno l’obiettivo è recuperare almeno lo stabile che sta crollando con fondi comunali. Poi speriamo nell’aiuto di Regione e Ministero». E a quel punto convergerebbe anche l’ambasciata tedesca, a cui nei giorni scorsi è stato inviato il progetto preliminare. Un piano da 632mila euro (più Iva), diviso in due stralci da 370 e 262mila, che prevede anche la realizzazione all’esterno delle “Luci nel vento”: 136 pali metallici flessibili con all’estremità led che si muoveranno nella notte nel ricordo delle vittime.

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