Cardiologia, duro scontro tra Policlinico e Sangiorgi
L’avvocato dell’Università incalza e chiede conto di soldi, donazioni e forniture Il professore stizzito: «Ateneo troppo burocratico». Il pubblico ride in sala
Seconda udienza per il professore Giuseppe Massimo Sangiorgi, al centro del dibattimento sul caso-Cardiologia. E ieri sono stati soprattutto degli avvocati di parte civile a prendersi la scena nel tentativo di analizzare il modus operandi in Emodinamica. Momenti di tensione si sono registrati tra il legale che rappresenta il Policlinico, Andrea Mattioli e Sangiorgi, che ha risposto più volte stizzito alle sollecitazioni avanzate dai banchi come quando gli viene chiesto della gestione dei soldi alla ricerca. Oppure quando Mattioli gli chiede conto delle forniture dei materiali usati durante le operazioni: «Io sapevo che il materiale doveva tutto passare dalla farmacia del Policlinico - ha detto Sangiorgi - Ma ne ero a conoscenza soltanto per esperienze passate e non perché qualcuno me lo avesse detto. Quando ho saputo che alcune forniture arrivavano direttamente in reparto allora ho chiesto alle responsabili di inviare tutto alla Farmacia e farlo vistare».
L’avvocato Mattioli, mostrando una vecchia determina, evidenzia però che per ogni fornitura extra si debbano pagare 200 euro da parte del promotore, forse il motivo per cui Sangiorgi voleva evitare tutti quei passaggi? La difesa si oppone e anche la corte non gradisce troppo.
Ma quando entrano in scena le associazioni onlus create da Sangiorgi e la professoressa Modena i toni si alzano ancora di più. «Deve sapere - risponde sostanzialmente il medico - che ogni reparto ne ha una perché c’è troppa burocrazia. Ci sono donazioni che tramite l’Università diventa difficile far accettare: per avere installato un database da 50mila euro ho dovuto aspettare 18 mesi perché non era ritenuto necessario. Un medico giapponese voleva venire per un periodo di training a Emodinamica, mi sono fatto mandare la sua assicurazione e sapete cosa mi ha risposto il Policlinico: che era scritta in giapponese e bisognava farla tradurre... Io non ho mai fregato soldi a nessuno. Cosa avrei dovuto fare? Avrei dovuto dire che il Policlinico non ha una struttura burocratica in grado di gestire certi passaggi. Avrei dovuto andarmene via, magari tornare al San Raffaele. Di sicuro non sarei qui (in Aula come imputato, ndr) e avrei forse avuto una carriera più brillante».
Quale fosse la scala gerarchica nell’associazione E2C, Sangiorgi lo spiega: «Io ero il più operativo, ero quello che faceva più ricerca, ma anche la dottoressa Modena ha organizzato borse di studio e con il dottor Casali ci vedevamo magari durante l’orario di lavoro».
E cosa ci facevano gli informatori scientifici in aree riservate durante le operazioni, il cui accesso è vietato? «Non avevano i titoli per esserci - ammette Sangiorgi - ma c’è la legislazione e la prassi... Se c’è un problema su una fornitura loro possono spiegare cosa fare».
A proposito di forniture, ecco l’avvocato Caterina Morandi, che domanda se i pazienti fossero informati di stent sperimentali impiantati. «Se voi utilizzavate stent con lunghezze diverse lo dicevate?», chiede la legale di parte civile. Tra il pubblico scoppia una risata di disappunto, arriva da persone che conoscono la prassi in sala operatoria e che si stupiscono di quella richiesta di informazioni, quasi che i pazienti fossero tutti così specializzati dal discutere di 9, 18 o 24 millimetri di lunghezza. Eppure il caso Cardiologia si gioca anche su questo: erano o no sperimentazioni non autorizzate? (fd)
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