«Ottavo Campale, privatizzare è sbagliato»
Italia Nostra interviene sull’area che sarà al centro del nuovo Psc per lo sviluppo della città
Per Italia Nostra non va bene nemmeno l’idea di progettazione sull’Ottavo Campale. Detto che quella sarà una delle aree più rappresentative per lo sviluppo di Modena nel nuovo Psc, l’area dove insisteranno servizi, zone commerciali e residenze, l’unica area di sviluppo vero all’interno dell’anello delle tangenziali da qui ai prossimi vent’anni, l’associazione interviene per alcune valutazioni di opportunità. Perché dimenticare ciò per cui l’Ottavo Campale è stato costruito? «L’orgoglio che traspare dal comunicato comunale di aver indotto il ministro della difesa a scendere a Modena per firmare il protocollo di intesa, ha fatto dimenticare che l’amministrazione comunale nella sua responsabilità di governo democratico della città aveva precocemente considerato l’esaurimento della funzione militare del vasto insediamento che fu l’VIII Campale; e nel piano regolatore – Psc aveva voluto mantenere la destinazione pubblica di quelle aree, come “parte del patrimonio delle aree pubbliche” riservate all’insediamento di “servizi di interesse collettivo” per soddisfare i bisogni della città anche di domani. Il nostro Comune accede dunque alla valorizzazione – privatizzazione di quelle aree per prendere la sua parte di lucro, modesta».
Italia Nostra si appella alla storia per dire no alla privatizzazione: «Nessuno che abbia ricordato come quella vasta area fosse stata acquisita alla proprietà del Comune che alla fine del primo decennio del Novecento l’aveva a proprie spese espropriata dalla genovese opera pia Rainusso e l’aveva ceduta gratuitamente al ministero della guerra per “l’impianto nella città di un reggimento di artiglieria pesante” e anzi aveva sempre a proprie spese provveduto alle prime opere di accasermamento (lire trecentomila di allora). Nessun titolo formale può vantare il Comune per ottenere la retrocessione dell’area, ma dalla doverosa consapevolezza della speciale vicenda urbana chi oggi governa la città avrebbe dovuto trarre un più fermo – e, aggiungiamo, più dignitoso – orientamento nei rapporti con ministero. Mentre neppure può dirsi assurdo il riconoscimento dell’interesse storico di quelle aree nella vicenda della prima espansione urbana oltre le mura e per l’insediamento ormai centenario di un reggimento di artiglieria con le sue tipiche attrezzature di impianto, che andrebbe irrimediabilmente perduta con la privatizzazione dettata solo dalla valorizzazione immobiliare».
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