Bomporto si è ripresa la sua chiesa parrocchiale
Riapertuira con le autorità e il vescovo dopo i danni di terremoto e alluvione Il sindaco: «Non solo luogo di culto, ma di identità». I tesori però non tornano
BOMPORTO. Una comunità che si riappropria di un proprio luogo identitario, prima ancora che di un luogo di culto. Con queste parole il sindaco Alberto Borghi ha salutato mercoledì sera in piazza Roma la riapertura della chiesa parrocchiale di San Nicolò. E la gente ha risposto presente, nonostante il freddo e la nebbia. Durante la cerimonia erano in tanti all’esterno e in tanti all’interno, dove il vescovo don Erio Castellucci ha celebrato una cerimonia molto sentita. «Nella vita di Maria l’Annunciazione è arrivata come un terremoto. E c’è stata una risposta positiva. Così questa comunità ha saputo reagire positivamente al peso che le è toccato», ha in sostanza detto il Vescovo, sottolineando a sua volta il significato identitario della storica chiesa di Bomporto. Come il vicino campanile, il municipio, la piazza, ha detto tra l’altro il sindaco. Borghi, ringraziando la Diocesi e Vasco Errani, ha fatto il punto della situazione, ricordando la doppia sequenza di danni che ha patito la chiesa: quelli del terremoto e quelli dell’alluvione.
Alla cerimonia tra l’altro era presente una rappresentanza dell’Esercito: furono i militari a spalare il fango, quasi tre anni fa, contribuendo a mettere al sicuro le opere che custodiva: «Non abbiamo completato tutti i lavori - ha ricordato il parroco don Francesco Bruni - ma abbiamo dato la precedenza a quelli per i quali era necessaria la chiusura totale della chiesa; le cappelle e le decorazioni saranno completate nel tempo. Anche per la ricollocazione delle opere d’arte serve pazienza: la copia de La Notte di Correggio tornerà da Nonantola per l’inaugurazione; altri due quadri attendono di essere restaurati e restano a Sassuolo. La chiesa è oggi dotata degli impianti d’allarme necessari ad accogliere i dipinti, ma per il ritorno dell’opera principale della parrocchiale, il Crocifisso fra la Madonna e San Giovanni, di Antonio Begarelli, si dovrà attendere ancora; deve infatti essere progettato e realizzato un sistema di ancoraggio per le statue che le difenda in caso di nuovi sismi». Per la doppia operazione sono stati spesi circa 200mila euro. «I danni principali - aveva detto l’architetto Francesco Fantoni, che con i colleghi Filippo Fantoni e Giuseppe Caruso ha seguito i lavori - erano dovuti al terremoto, principalmente a livello dei volti in mattoni, che sono stati rinforzati, e all’estradosso, per la presenza delle decorazioni pittoriche, con l’uso di fibre in carbonio. Siamo intervenuti a livello della copertura lignea e del campanile, con consolidamento e cerchiatura. Durante l'intervento è sopravvenuta l’alluvione. Altri danni, con il rifacimento degli intonaci nella parte inferiore della muratura. Si è provveduto anche al rifacimento filologico di quelle parti dell'apparato decorativo che erano andate perdute nel corso delle precedenti alluvioni».
Domenica, alle 21 è in programma l’Hosanna: cori uniti in concerto.
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