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La regista Sinigaglia alle Passioni di Modena: «Il nostro sguardo della strage di Utoya»

La regista Sinigaglia alle Passioni di Modena: «Il nostro sguardo della strage di Utoya»

Questa sera, 9 dicembre, in scena al Teatro delle Passioni, fino a domenica, lo spettacolo “Utoya” della compagnia Metastasio di Prato che racconta la strage norvegese compiuta da Anders Breivik nel 2011...

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MODENA. Questa sera in scena al Teatro delle Passioni, fino a domenica, lo spettacolo “Utoya” della compagnia Metastasio di Prato che racconta la strage norvegese compiuta da Anders Breivik nel 2011 quando, sull’isola di Utoya sterminò una settantina di giovani militanti del partito socialista norvegese. Una tragedia che la regista Serena Sinigaglia ha diretto ispirandosi al racconto di Luca Mariani “Il silenzio sugli innocenti”, testo di Edoardo Erba e portata in scena dagli attori Arianna Scommegna e Mattia Fabris.

Come avete deciso di raccontare questa tragedia?

Arianna: «Serena, la regista aveva letto il saggio di Luca Mariani ed era rimasta colpita da questa storia. Non volevamo fare un docu-teatro e neanche solo una performance per cui trovare la maniera di fare teatro raccontando questa storia e non mettere né la vittima e né il carnefice ci sembrava la scelta migliore in quanto era impossibile interpretare quell’uomo e allo stesso tempo anche quasi riduttivo trovare il modo di far parlare uno di questi ragazzi uccisi. È una tragedia recente e non è facile trovare una storia e poterla raccontare per cui abbiamo scelto di farlo attraverso tre coppie di personaggi».

Chi sono le tre coppie protagoniste?

Mattia: «Le tre coppie che abbiamo scelto hanno un punto di vista molto speciale. La prima è una coppia di genitore che ha mandato la figlia in campeggio a Utoya, la seconda è una coppia di poliziotti facente parte del posto di polizia più vicino a Utoya e la terza è una coppia di fratelli contadini, proprietari della fattoria a fianco a quella che comprò Anders Breivik perché lui, per costruire questa bomba, si iscrisse addirittura all’albo degli agricoltori, affittò la fattoria dove costruì con il fertilizzante le bombe che mise ad Oslo. Sono tutte coppie plausibili ed esistite realmente».

Che cosa rappresentano questi personaggi?

Mattia: «I genitori raccontano il tema dell’ideale e dell’importanza dell’ideale; i poliziotti invece affrontano il tema dell’obbedienza e delle regole, mentre la coppia dei fratelli affronta il tema della partecipazione della vita pubblica. Questo è il macroscenario, ma ovviamente le coppie discutono di queste tematiche nelle loro vicende personali, sempre più legate alla tragedia che sta accadendo».

Personaggi che interpretate senza mai cambiarvi d’abito, come mai questa scelta?

Mattia: «Abbiamo deciso di portarli in scena senza mai cambiarci d’abito da un passaggio tra un personaggio all’altro. È un tentativo voluto, quello di non cambiarsi mai per stimolare anche lo spettatore e la sua fantasia. Meno sporcavamo la scena, più efficace sarebbe stato il nostro spettacolo»

Arianna: «La scelta di utilizzare gli stessi costumi è arrivata in corso d’opera, dall’inizio abbiamo sempre avuto molto rispetto e molta cura di questo lavoro che stavamo scoprendo ed è venuta da sé questa scelta. La forma per noi deve seguire la necessità, il modo migliore per raccontare questa storia è fare così e per ogni spettacolo l’estetica segue il senso e la narrazione della storia, certo abbiamo dei tratti comuni però è il primo lavoro che facciamo così, con una tale pulizia, togliendo il superfluo».

Serena Fregni

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