Gazzetta di Modena

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Minacce ai clienti che volevano chiarezza

di Francesco Dondi
Minacce ai clienti che volevano chiarezza

Di fronte a richieste sempre più pressanti per riavere il denaro l’organizzazione replicava: «Andate pure dai carabinieri»

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«E vada dai carabinieri! Ma quando sono venuto lì, io gliel’ho detto, vada! E poi gli davo un’opportunità, e poi non prendete più niente, cioè per me è uguale. Non sono io che la pago in tre anni, no, è chi si è preso i soldi che la deve pagare”.

Minacce, provocazioni, tentativi di depistaggio: nell’intercettazione dell’avvocato bresciano Olivieri sta tutta la sintesi dell’associazione a delinquere che ha truffato 162 investitori per oltre 7 milioni di euro. Nella vicenda sono coinvolti anche tre promotori finanziari modenesi: il camposantese Claudio Pignatti, il formiginese Maurizio Bondioli (radiato nel 2012 dall’albo) - entrambi attualmente ai domiciliari - e la castelfranchese Elena Bianchini. L’intercettazione spia riguarda un caso seguito proprio dalla professionista 66enne, che aveva convogliato i risparmi di una coppia di anziani. Siamo ormai alla fine del sodalizio, le Fiamme Gialle di Brescia sono già sulle tracce del gruppo e la ruota che garantiva un ciclo costante di denaro contante, utile a tamponare le falle con i clienti, si è pressoché inceppata. E allora scatta il “si salvi chi può” o le subdole sfide di rivolgersi all’autorità giudiziaria destinate ai soggetti più deboli. Di contro si tenta di assecondare chi ha spalle più robuste, e che magari ormai subodora la truffa. Come un medico - il secondo in ordine di tempo a denunciare - che segnala gli affari con Claudio Pignatti. Il camposantese, ormai alle corde, fa addirittura denuncia, indicando come i promotori della truffa l’avvocato Olivieri, l’altro arrestato Antonello Moroncini e il collega Bondioli.

Ma fino a qualche mese prima tutto il gruppo si era spalleggiato, con le menti dell’organizzazione impegnate ad utilizzare i promotori finanziari per rassicurare - subdolamente - i clienti raggirati. Viene in soccorso un’altra emblematica intercettazione che vede protagonisti i tre modenesi.

“Adesso Maurizio (Bondioli) tiene buoni i suoi, la Elena (Bianchini) che è un’altra persona, tiene buoni i suoi”, dice Moroncini a Pignatti che si lamenta di come un cliente sia addirittura andato a casa da sua sorella per lamentarsi del contratto sottoscritto.

Che tutti siano d’accordo, a seconda dei livelli operativi, è un dato di fatto accertato dalle Fiamme Gialle di Brescia che non a caso portano a supporto come tesi un sms intercettato, quando ormai si sa che esiste un’indagine: «È prevista un’aggravante se si è in più di dieci. Quindi tu che conosci tutti in quanti eravamo?”, chiede Bondioli a Moroncini, che risponde con un minimalista “7-8”. Bastano per delineare un gruppo capace di rastrellare milioni di euro, sfruttando la fiducia di clienti abituali, alcuni dei quali talmente tanto vicini ai promotori da affidare loro le chiavi d’accesso ai conti correnti, come fecero in diversi con Pignatti.

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