Modena, il falso non ha più confini: lambrusco, ora è allarme
L’imprenditore modenese Giacobazzi: «Anche in Ucraina a prezzi stracciati Il nostro è il vino più contraffatto al mondo e non si fa abbastanza per tutelarlo»
MODENA “Continua impunito ed imperterrito lo scempio del nostro amato Lambrusco, ormai il vino più contraffatto al mondo”. Inizia così lo sfogo, con un post su Facebook, di Giovanni Giacobazzi, presidente del gruppo omonimo con le tre cantine Giacobazzi, Gavioli e Donelli.
IL LAMBRUSCO UCRAINO «Ero in Ucraina per incontrare un cliente - racconta Giacobazzi - che rifornisce una catena di supermercati. Mi fa: sai, il lambrusco ormai lo fanno anche qui. Gli ho risposto: sì, ma è finto e pessimo. E lui: sarà finto, però costa meno della metà. Ecco, questo dialogo riassume il vero problema del nostro Lambrusco: non è tutelato come dovrebbe e ormai dappertutto lo trovi taroccato».
Un doppio danno, ai produttori che esportano e al marchio Lambrusco, appiccicato all'estero su vini imbevibili, che non somigliano neppure lontanamente al vero Lambrusco, «fatti con aromi, zucchero, aggiunta di anidride carbonica per farli frizzanti…», aggiunge Giacobazzi. «No, il Lambrusco ucraino io non l'ho bevuto, ma ne ho assaggiati tanti altri: spagnoli, tedeschi, russi, inglesi. Robaccia».
“Prodotto schifoso e prezzo vile” ha scritto su Facebook Giacobazzi: “È dura promuovere il nostro territorio e nobilitare l'immagine del Lambrusco se andiamo avanti così! Noi ce le suoniamo tra Modena e Reggio e portiamo avanti delle discussioni da bar, alimentando le battaglie dei campanili e intanto nel mondo questo è quello che succede! Non è ora di guardare oltre il cancello di casa e darsi una sveglia?”.
UN MARCHIO DA TUTELARE La tutela del marchio è stata sollevata anche da altri produttori, ma le voci che spesso si levano per lamentare l'invasione del Lambrusco taroccato non hanno portato, finora, a iniziative concrete. “Non si sognano di fare lo Champagne Ucraino,anche perché sanno bene che la Francia non gliela farebbe passare liscia come invece facciamo noi” sottolinea Giacobazzi. Che fare? «Gli strumenti per combattere i falsi ci sono e vanno usati: i produttori di falsi vanno aggrediti perché uccidono il mercato».
Un mercato ormai pieno di falsi - le eccellenze enogastronomiche modenesi sono fra le più contraffatte, dal Parmigiano al Balsamico - al quale non sono estranei, però, anche produttori locali: «È noto che ci sono alcune cantine sociali che vendono Lambrusco sfuso in cisterna a grosse cantine spagnole. La cosa è perfettamente legale, ma assai poco lungimirante in quanto a fronte di qualche cisterna comprata in Emilia, queste cantine spagnole ne imbottigliano quantità enormi che ormai hanno invaso il mercato spagnolo e del Sud America. Ma se comprano una cisterna e imbottigliano con l’etichetta Lambrusco per cento cisterne, bisogna chiedersi: che cosa vendono, cosa c’è nelle bottiglie?».
«Il problema nasce dal fatto che né i consorzi, né i Nas o altri organi di controllo italiani possono andare in Spagna a fare le opportune verifiche. Basterebbe allora risolvere il problema alla radice e non vendere queste cisterne! Del resto i francesi a noi lo Champagne non ce lo vendono sfuso e nemmeno gli spagnoli il loro rinomato Rioja... Mi sa che sono più furbi loro». (g.g.)
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