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In piazza a Modena l’auto di Siani, vittima di camorra

In piazza  a Modena l’auto di Siani, vittima di camorra

FlashMob di Libera in occasione dell’arrivo della vettura del cronista ucciso per aver scritto di un boss

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MODENA. «È la rivincita di Giancarlo». Paolo Siani è il fratello del giornalista ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985.

Aveva scritto un articolo “sgradito”: è stato colpito da dieci colpi di pistola a 26 anni.

La sua auto, una Citroen Méhari color verde acceso, sarà esposta fino a lunedì in piazza Mazzini come tappa de "Il viaggio legale".

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Ieri il cronista è stato ricordato con parole e gesti. Come un flash mob organizzato da Libera. Alcuni giovani dell’associazione avevano preparato uno striscione con due frasi: “La mafia è nel brodo dei tortellini”, “Ascolta la nostra terra che chiede responsabilità”.

La seconda è un passaggio della canzone Libera Terra dei Modena City Ramblers, in cui l’ultima parola sostituisce legalità. La prima è una fotografia della realtà.

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«In Emilia Romagna non si spara - ha ricordato Cinzia Franchini, presidente di Cna-Fita - e giornalisti uccisi per aver svolto correttamente il loro lavoro non credo ci siano stati. Eppure ci sono tanti modi per far sì che l’informazione non sia corretta e libera. Il tema delle persone che s’impegnano quotidianamente nel contrasto alle infiltrazioni mafiose va sempre tenuto al centro dell’attenzione e mai sottovalutato». Gli esempi sono molti. Ci sono le verità che stanno affiorando dall’operazione Aemilia.

«Non è l’unica manifestazione della criminalità organizzata nel nostro territorio - ha spiegato Maurizio Piccinini, referente di Libera Modena - sarebbe auspicabile che se ne trovino altre». Enza Rando, avvocato modenese inpegnata in processi contro la mafia, ha appena subito un misterioso furto nel suo studio legale.

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«Bisogna continuare a infastidire i malavitosi - ha ripreso Piccinini - Ad esempio riempire le aule dei tribunali e denunciare le malefatte. Giancarlo Siani ha fatto questo, pagando con la vita. Dobbiamo essere sempre più numerosi per evitare la necessità di martiri: deve diventare la normalità».

Il cambiamento è possibile e Franchini ne ha fornito una testimonianza. «L’auto di Siani è stata portata da Napoli a Piacenza da un’azienda che si chiama Geotrans - ha aggiunto il presidente Cna-Fita - L’ho cacciata da Cna-Fita quando era di proprietà del boss mafioso Vincenzo Ercolano, del clan Ercolano-Santapaola. Oggi, in amministrazione giudiziaria, è tornata a essere associata a Cna-Fita. Sono molto orgogliosa che la Méhari viaggi con Geotrans e Cna-Fita».

La stessa auto è stata riprodotta dai giovani di Libera sullo striscione, che tornerà in piazza lunedì. «Siani per noi rappresenta chi lotta senza paura - ha spiegato Erica Biagini - agendo per far luce sulla verità nel nostro territorio».

«Siamo riusciti a cambiare in meglio? Ho forti dubbi», ha commentato Gian Carlo Muzzarelli. Il sindaco ha confermato l’impegno dell’amministrazione per la legalità, bandendo i voucher «se non in rari casi».

Per Tania Scacchetti, segretario Cgil Modena, le parole d’ordine per contrastare le mafie sono quattro: «Informazione, cultura, coinvolgimento e cittadinanza».

Gabriele Farina

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