«Ci hanno rovinato, io avrei sparato»
L’imprenditore Guglielmo Golinelli è tornato a dormire in azienda con i fucili mentre segue ancora le tracce della banda
MIRANDOLA. Lo conoscono in tanti come un ragazzo spigliato, travolgente, da compagnia oltre che un lavoratore appassionato e orgoglioso. Ma in queste ore Guglielmo Golinelli è provato e arrabbiato. Sa che l’azienda suinicola di famiglia (curano mille scrofe in due allevamenti) è all’ennesimo bivio dopo quello del terremoto: il furto di attrezzi e quattro trattori (valore complessivo circa 350mila euro) rischia di annientare il lavoro. E mentre dorme in azienda la mente continua a tornare a quel blitz studiato, preparato, messo a segno da una banda di specialisti. Con il lavoro cerca di tenersi impegnata la testa e intanto prova a raccogliere indizi utili alle indagini dei carabinieri, ripensando anche alle persone sospette che negli ultimi mesi si sono affacciati al piazzale dell’attività di Quarantoli, magari per prendere visione della situazione.
«Ho chiesto alla polizia municipale di far visionare le telecamere di Quarantoli e San Martino Spino agli investigatori - racconta - Quattro trattori, a 40 chilometri all’ora e nella nebbia, non possono essere andati molto lontani. Stiamo cercando dettagli, magari insignificanti, ma non vogliamo lasciare nulla di intentato. Un mio dipendente ha seguito le tracce dei mezzi, ha visto delle lattine di Red Bull a terra, quelle che mi hanno rubato dalle macchinette, le raccoglierò e le porterò in caserma così come consegnerò uno scontrino che ho trovato nel piazzale e non ci appartiene. Ma sono deluso, ho una rabbia addosso...».
L’azienda di Quarantoli resta presidiata dalla famiglia Golinelli e Guglielmo è tornato a dormire lì. «Si fa per dire - ammette - Che vita è dormire in un ufficio con il fucile accanto per paura che vengano i ladri? Perché temo possano tornare: ho notato alcuni dettagli che mi ci hanno fatto pensare, non so se abbiano finito con me. Io resto qui anche se penso che siamo rovinati. Stiamo facendo i conti, ma ricomprare quei trattori, perché non possiamo stare senza, sarà un disastro economico. Ho ricevuto tanti messaggi di affetto, mi hanno espresso solidarietà, ho sentito vicina Confagricoltura, qualche collega della politica, ma dalle istituzioni nulla e aggiunge rabbia».
La prossima notte sarà come quella appena trascorsa: rinchiuso in un magazzino a vegliare. «Mi alterno con mio fratello, ma non ho voglia di fare nient’altro. Ho la testa concentrata sul nostro lavoro e non mi muovo anche se so che a lungo andare è logorante e devastante per il fisico. Cosa farei se tornassero? Non lo so, non mi sono posto il problema, ho altro a cui pensare. Di certo se la notte del furto fossi stato in azienda avrei sparato con il fucile. Non avrebbero rubato niente perché tra un colpo in aria e uno alle gomme del trattore li avrei bloccati. Non posso sapere se avrei puntato l’arma verso i ladri perché non mi ci sono trovato, ma i nostri beni li avrei difesi anche senza fare del male».
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