L’Appennino brucia, 16 ore di terrore
Rogo doloso sul fronte toscano: l’incendio sfiora il lago Scaffaiolo. Vigili del fuoco e protezione civile nella nube di fumo
FANANO. Un incendio impressionante, partito nel cuore della notte, che ha distrutto 100 ettari di vegetazione sul fronte toscano e ha minacciato per una giornata intera lo sconfinamento sul versante fananese. È l’incubo di fuoco che ha richiesto un eccezionale dispiegamento di uomini e mezzi (elicotteri e anche Canadair) sul crinale del lago Scaffaiolo. Al rifugio Duca degli Abruzzi, è stato organizzato il quartier generale del lato modenese con l’arrivo di vigili del fuoco (da Gaggio Montano e volontari da Lizzano in Belvedere), corpo forestale e protezione civile (quattro squadre, di cui una dalla Misericordia di Pievepelago, con altrettanti mezzi, in tutto 15 persone della Consulta del volontariato specializzate nell’antincendio boschiva). Solo verso le 16.30 l’emergenza ha potuto considerarsi chiusa, pur sempre con la sorveglianza necessaria per scongiurare fiamme di ritorno.
Tutto è iniziato verso le 23.45 di venerdì, quando nel buio della notte sono emersi strani bagliori. Li ha scorti proprio dal rifugio Duca degli Abruzzi il collaboratore Andrea Baggi mentre andava a letto, e ha subito chiamato il 115 facendo scattare l’allarme sul fronte emiliano, prima di mobilitarsi con altre due persone per arginare le fiamme col più vecchio dei metodi: il lancio delle coperte. Quello che stava accadendo del resto faceva davvero temere il peggio, con il fuoco che, nutrito dal secco, è arrivato ad avanzare su un fronte di più di due chilometri: dal Passo della Calanca (sotto il Monte Sigolino) al monte Cornaccio e la zona del Passo dei Tre Termini. Proprio la prontezza di reazione della gente del posto, unita al pietrisco dei sentieri di crinale, ha impedito l’attecchimento delle fiamme sul fronte fananese, mentre in quello toscano il colpo è stato molto pesante: tra gli ettari di vegetazione andati in fumo infatti ve ne sono diversi anche di colture di mirtillo.
Immaginarsi il danno che si poteva creare sul lato di Fanano, che è Città del mirtillo con una pregiatissima produzione locale. Saranno gli accertamenti dei vigili del fuoco toscani ad appurare le cause di ciò che è accaduto, ma ci sono forti sospetti di una natura dolosa, dato che sono stati riconosciuti diversi focolai. D’altronde, è ben difficile che possa partire da cause naturali un incendio nel cuore della notte. Per questo Emilio Salemme, presidente della Consulta Ambiente di Modena, ha annunciato che domani presenterà un esposto alle Procure di Modena, Bologna e Pistoia. «L’area interessata - sottolinea - è inserita nelle aree protette e Zps-Sic, e a normativa vigente è vietato costruire per un periodo di dieci anni. Strano è il periodo e il luogo per un fatto del genere: l’area non è abitata ma potrebbe essere interessata a progetti di collegamenti aerei, funivie o seggiovie. O forse sono stati pastori o cinghialai?”. Gli interrogativi sono tanti, ma nel fattaccio c’è stata anche una bella mano della fortuna: se ci fosse stato vento (cosa molto facile su un crinale) l’incendio poteva assumere dimensioni impensabili, e nulla avrebbe potuto fermare la sua avanzata nel Appennino geminiano.
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