Modena, la figlia non è sua: vuole disconoscerla ma è troppo tardi
Da 25 anni sapeva che sua figlia era in realtà figlia del vicino di casa ma accanirsi per ottenere un disconoscimento di paternità non gli è servito: la domanda è arrivata fuori tempo. La legge impone dei limiti precisi
MODENA. Da 25 anni sapeva che sua figlia era in realtà figlia del vicino di casa ma accanirsi per ottenere un disconoscimento di paternità non gli è servito: la domanda è arrivata fuori tempo. La legge impone dei limiti precisi: secondo la nuova “Riforma sulla filiazione”, il limite è di un anno a decorrere dalla nascita oppure, se il padre prova di aver ignorato la propria impotenza a generare oppure l’adulterio della moglie al tempo del concepimento, il termine decorre da quando ne ha avuto conoscenza. È la sentenza emessa dal collegio del Tribunale civile di Modena al termine di una disputa legale avviata nel 2010 su iniziativa di un modenese che chiedeva di disconoscere legalmente la figlia, oggi maggiorenne. L’uomo chiedeva al giudice di estendere il termine di proponibilità a 5 anni ma i giudici lo hanno escluso perché la proposta era stata avanzata prima della “Riforma della filiazione” del 2012 e si applica solo ai figli già nati al momento dell’entrata in vigore di quella legge per i quali però non era mai stato proposta un’azione di disconoscimento.
NOZZE NEGLI ANNI OTTANTA L’uomo si era sposato agli inizi degli anni Ottanta, ha avuto una figlia anche se, dopo un ciclo di cure specialistiche, sapeva che il suo seme era incapace di generare. I dubbi hanno avvelenato il matrimonio. Ma il colpo di scena è arrivato al momento della separazione giudiziale, quando la moglie lo ha “informato” che in effetti la bambina non era sua figlia ma era nata in seguito a un tradimento con il vicino di casa. «Io ero rimasto molto male - ha raccontato nel 1991 l’uomo al consulente tecnico - ero intenzionato a chiedere la prova del dna ma mi hanno fermato gli avvocati. Ho ancora dei dubbi sulla paternità anche perché ho scoperto che mia moglie aveva diverse relazioni. Comunque mi sono affezionato e per me rimane mia figlia».
AZIONE DI DISCONOSCIMENTO. Ma sempre nel corso del giudizio per la separazione il tribunale ha nominato un curatore speciale per la minorenne proprio per promuovere l’azione di disconoscimento di paternità dopo quanto era emerso. Dopo il divorzio, l’uomo si è risposato e, solo quando si è sottoposto inutilmente a nuove cure, è stata certificata la sua impotenza a generare figli. Ma la certificazione - del 2010, basata su un referto del 2001 - è inutilizzabile oggi: per i giudici è irrilevante. Per questo la sua domanda per disconoscere la paternità della figlia è inammissibile e il modenese è condannato a pagare le spese della lite legale.
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