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Modena, il Natale amaro dei 34 licenziati di Flunch

Modena, il Natale amaro dei 34 licenziati di Flunch

Al Grandemilia la pacifica protesta del personale che da gennaio resterà a casa: «Vogliamo lavorare»

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MODENA. «Non passeremo un buon Natale». La voce di una mamma ha l’amaro sapore della denuncia. La donna l’ha pronunciata ieri pomeriggio davanti all’ingresso ovest del Grandemilia. Con lei altri genitori, mamme (soprattutto) e papà che prestano servizio al Flunch, qualche decina di metri più distante. Il ristorante chiuderà in gennai, lasciando 34 cuochi e addetti mensa a casa. Undici hanno un contratto a tempo determinato, 23 a tempo indeterminato. «Vogliamo lavorare», hanno gridato ieri con forza. Bandiere in mano, distribuivano volantini a chi dal centro commerciale usciva con la spesa o i regali in mano. Dentro sarebbero voluti entrare per avere risposte. «Non ci danno né buona uscita né niente - ha esordito Gensilda Fetahu, lavoratrice - cosa possiamo fare? Non ci hanno rinnovato il contratto. L’affitto era troppo caro e la nostra azienda è stata costretta a chiudere perché il fatturato era basso». «Non abbiamo avuto risposte - ha ripreso Renata Margioni, collega della prima - ma abbiamo saputo chi entra tramite colleghi, senza aver avuto conferma dalla galleria. A noi non interessa chi arriva: basta lavorare».

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L’eventuale azienda subentrante è disponibile ad assumerli? Arriverà prima della fine del mese prossimo? Sono domande rivolte anche dai sindacati a Flunch, alla direzione e al Comune. «Chiediamo alle istituzioni di tenere alto il tiro - ha assicurato Enrico Gobbi, segretario generale Fisascat-Cisl Emilia Centrale - e, soprattutto, di esercitare il ruolo per far sì che il centro commerciale Grandemilia ci aiuti a capire il futuro di queste persone. Finora è mancata la trasparenza». «Chiediamo responsabilità sociale da parte dei soggetti coinvolti - ha aggiunto Rosa Dammicco, rappresentante Filcams Cgil - a partire da Flunch. Chiediamo informazioni rispetto a interessamenti di altre aziende che vogliano accedere alla struttura. Dovesse subentrare qualcuno prima del 31 gennaio potremmo tutelare l’occupazione. I lavoratori non hanno diritto alla cassa integrazione. L’unica risorsa che avrebbero è la disoccupazione». Una prima risposta è arrivata dalla politica. «Il Partito democratico ha presentato un’interrogazione urgente al sindaco - ha concluso Antonella Bernardo, capogruppo Pd nel Quartiere 1 - e Gian Carlo Muzzarelli ha preso l’impegno di mettercela tutta». (g.f.)

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