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Giunta Muzzarelli, tempo di bilanci

di Davide Berti
Giunta Muzzarelli, tempo di bilanci

Si apre la riflessione sul rimpasto a metà mandato: Bosi verso nuove deleghe mentre il Pd pensa già al congresso

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Il post referendum, tra consultazioni e Gentiloni, è diventato a cascata anche un momento di bilanci. E coincide proprio col metà mandato di Gian Carlo Muzzarelli, rispetto al quale c’era attesa per capire se il tanto osannato rimpasto di giunta sarebbe arrivato oppure no.Ad oggi è molto più facile la seconda ipotesi. Per un semplice motivo: Muzzarelli dovrebbe ammettere qualche errore, e non ne ha nessuna voglia. Dovrebbe ammettere, ad esempio, l’incompatibilità strategica tra Gabriele Giacobazzi e Anna Maria Vandelli. Dovrebbe ammettere che andare d’accordo con Ludovica Carla Ferrari non è il suo sport preferito. Dovrebbe ammettere che la convivenza tra lui e Giuliana Urbelli è difficile. Lo farà? Per ora sembra non ne abbia particolarmente voglia, così la via d’uscita più probabile per dare una risposta alla sinistra che spinge per una maggiore rappresentatività sembra che sia quello di un allargamento di deleghe ad Andrea Bosi.

L’assessore, entrato in corsa dopo le dimissioni di Ingrid Caporioni, sta portando avanti il suo ruolo con autonomia. Muzzarelli lo apprezza. Così potrebbe aumentargli il carico di deleghe: si parla di commercio o attività produttive.

Da non leggere, pare, come un eventuale depotenziamento di Tommaso Rotella. Quest’ultimo è visto come una opportunità soprattutto in ottica futura, grazie anche al lancio dell’associazione Modena Merita, legata sì a Centro Democratico, che ha però tutta l’aria di dare una veste organizzata a quella che potrebbe essere una lista civica di supporto al prossimo sindaco. Sarà Muzzarelli il candidato? Ad oggi, a parte i segnali lanciati dal diretto interessato per “sparare nel mucchio” - dove mucchio sta per Pd - sembrerebbe proprio di sì. Il problema non è sul tavolo oggi, come invece sta avanzando quello della nuova guida dei Democratici nel congresso che a primavera ridisegnerà gli equilibri della maggioranza in città.

In provincia di sicuro non si ricandiderà Lucia Bursi, così si apriranno diversi fronti: sicuramente la minoranza Dem vorrà mettere un candidato di peso in ottica di future liste elettorali, cercando di rimarcare la propria forza dopo la sconfitta al referendum. Nomi al momento pochi. Paolo Trande, però, è il nome che tutti si aspettano. Resta da vedere se lui ne avrà voglia. La componente renziana allargata, quella cioè anche degli ex Ds che si sono fatti andare bene il premier fino al 4 dicembre, ha sempre in cima alla lista Filippo Molinari. Sarebbe il candidato ideale anche per il senatore Stefano Vaccari, che ha ancora un peso decisivo nelle scelte del partitone. Un altro nome possibile sul provinciale è quello di Leonardo Pastore, che nell’organizzazione del partito ha ormai maturato una certa esperienza. Ma la scalata ai voti sarebbe più dura. Ancora prematuro ipotizzare cosa accadrà al Pd cittadino: Bortolamasi bis, oppure uno tra Belardo, Forghieri e Cirelli?

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