Modena. Caleidos: «Migranti, pronti ad azioni legali»
Coop denuncia il mancato arrivo dei rimborsi. «Così non possiamo aiutarli». Sul territorio modenese sono 1350 gli assistiti
MODENA. Spese per i migranti? «Stiamo valutando azioni legali per i rimborsi». Giorgio Dell’Amico, coordinatore della Caleidos, ha tirato le orecchie alle istituzioni. La cooperativa sociale si occupa dell’accoglienza nella provincia e da tempo solleva due gravi questioni: spazi pieni e rimborsi mai arrivati. «Fino al settembre scorso erano 2,5 milioni di euro - ha assicurato Dell’Amico in un incontro sul tema al circolo Pd di San Lazzaro - a cui se ne devono aggiungere altrettanti. Non sappiamo quando arriveranno e ci stiamo esponendo a questioni di tenuta. Se le condizioni resteranno queste il prossimo anno stiamo valutando di ridurre i numeri e stiamo valutando azioni legali».
«Non possiamo pensare di fallire per un servizio che dovrebbe garantire lo Stato», ha esclamato poco meno di due mesi fa Elena Oliva, presidente della cooperativa.
«A Modena avevamo un’accoglienza per 780 persone - ha ribadito ieri Dell’Angelo - ma siamo stati obbligati ad accogliere di più, c’è stato imposto. Prima l’accoglienza avveniva in strutture alberghiere, ma ora con i numeri non riusciamo a fare un turnover. Se in un mese escono 15-20 persone ne arrivano 40-50». I numeri non sono quelli di un’emergenza per il territorio, ma possono creare difficoltà a una struttura nata per i bisogni di Modena.
«La nostra cooperativa era cittadina - ha ripreso il coordinatore - ma ora dobbiamo garantire educatori a Frassinoro, Palagano e in altri Comuni isolati. Dobbiamo cercare appartamenti (ne abbiamo circa 170), in cui vi sia minimo un bagno per sei persone e due per dieci. C’è un problema di reperire gli alloggi tramite le agenzie e i privati. I proprietari ti dicono “guadagno di più in sei mesi con il turismo che con te come cooperativa per un anno”. Intanto, la Prefettura invita i Comuni a compiere delle scelte, ma a noi le impone». Già il 26 ottobre Caleidos aveva detto basta. Così non è stato. «Oggi ci sono 1.047 migranti - ha quantificato Dell’Amico - a cui vanno aggiunti i circa trecento dell’Angolo».
Il confronto con il passato è impietoso. «Dal 2011 al 2013 sono passate a Modena e provincia circa 220 persone in tre anni», ha aggiunto l’ospite. Oggi i migranti sono in prevalenza giovani: «ve ne sono più di 730 tra 18 anni e 30 anni, gli over 40 sono 35, tra i 30 e 40 sono 250, 12 sono minori. In 170 provengono dall’Asia. La maggior parte giunge dalla Nigeria, dal Gambia, dal Senegal e dal Mali. Siriani ne sono passati, ma sono andati via, come i somali e gli eritrei».
Per ciascuno di loro è avviato un iter, fatto di vitto, alloggio, corso d’italiano, attività sanitaria, percorsi d’integrazione e lavorativi. «Come cooperativa abbiamo fatto una scelta di promuovere le scelte attive per la ricerca del lavoro - ha aggiunto l’ospite - creando un centro per l’impiego in casa con due operatrici. Seguono i colloqui con i ragazzi e li mandano anche alle aziende. Dopo due mesi in Italia possono svolgere attività lavorativa con il permesso della richiesta di asilo. I tempi variano molto: i due operatori della Questura di Modena sono tenuti a gestire circa 2mila richieste all’anno».
Il coordinatore ha lanciato altre due stoccate. «L’accoglienza con Mare Nostrum è molto diversificata: è una scelta politica? Si vogliono non agevolare le politiche di accoglienza?», ha chiesto l’ospite. «In Italia arrivano 150mila persone all’anno - ha concluso Dell’Amico - e non tutte rimangono. I numeri sarebbero inconsistenti se ogni Comune li accogliesse». L’europarlamentare modenese Cécile Kyenge ha concordato sul punto, garantendo impegno a livello comunitario.
Gabriele Farina
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