Fa incidente e rifiuta l’alcoltest a Montefiorino: resterà un anno ai domiciliari
Disoccupato è stato condannato a sei anni di distanza dall’uscita di strada in auto «Non pensavo ci fosse un processo. Non posso andare ai colloqui di lavoro. Meglio il carcere»
MONTEFIORINO. «Fatemi andare in carcere». Non è una richiesta che si sente tutti i giorni, eppure a volte va in questo modo. Almeno accade così in Italia. A presentarla è S.C., un disoccupato che faceva la spola tra Montefiorino e Modena. La moglie lavora, lui no e voleva cercare un’occupazione per mantenere al meglio i figli. La sua vita è cambiata sei anni fa, ma l’avrebbe scoperto nel 2016. «Nel 2010 ho fatto un incidente a Baggiovara in una strada di campagna - racconta S.C. - e ho distrutto la mia jeep. Sono arrivate due persone che mi hanno bussato allo sportello, chiedendomi di aprire.
Arriva l'ambulanza. Hanno anche chiamato l’ambulanza e ho detto loro che però non ne volevo sapere niente. Ho camminato per due chilometri, poi sono stato raggiunto da alcuni poliziotti. Si vede che li avevano chiamati dopo l’incidente. Mi hanno assicurato che sarebbe arrivata l’ambulanza, ma ho firmato di non voler essere ricoverato. Mi hanno chiesto di sottopormi all’alcoltest però ho rifiutato». Una scelta che gli è stata cara. Per la legge italiana, infatti, il diniego all’esame comporta automaticamente il massimo delle sanzioni. Dire di no alla rilevazione del tasso alcolemico nel sangue determina le stesse pene che si applicano a chi ha una concentrazione di 1,5 grammi/litro, ovvero tre volte oltre il limite.
La Cassazione. Per la Cassazione ciò vale l’arresto da sei mesi a un anno, la sospensione della patente da uno a due anni e la confisca del veicolo. La stessa Corte ha determinato la non punibilità per fatti tenui, definiti caso per caso. L’aver provocato un incidente vale come aggravante e determina il raddoppio delle sanzioni, qualora il valore riscontrato sia superiore alla norma. In questo caso, tuttavia, il rifiuto non provoca di dover moltiplicare per due gli anni visti in precedenza.
Passati anni. Gli anni sono passati senza che vi fossero conseguenze, almeno all’apparenza. «Nell’agosto di quest’anno mi hanno portato una notifica - continua S.C. - comunicandomi che ci sarebbe stata un’udienza. Ho pensato che non sarebbe stato così grave perché al massimo mi sarebbe arrivata una multa. Nella notifica c’era scritto che avevo trenta giorni di tempo per avvalermi di una difesa. Il mese scorso poi sono arrivati i carabinieri a casa, notificandomi un provvedimento di detenzione domiciliare. Non sono veri e propri arresti perché dalle 10 alle 12 posso uscire». A questo punto ha voluto vedere le carte, ma per farlo occorre pagare. Lo stesso serve per intraprendere una via legale. S.C. è però disoccupato.
Non ha soldi. «Non ho i soldi per le spese legali - prosegue l’uomo - e inoltre devo stare un anno e un mese in casa, senza poter andare ai colloqui di lavoro. Ho parlato con diverse persone che mi hanno consigliato di desistere, ma a questo punto per me meglio andare in carcere. In Italia ci sono però delinquenti che girano a piede libero. Mi ero dimenticato di questa storia e dopo sei anni mi andate a chiamare?».
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