Gazzetta di Modena

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Il medico sotto Sangiorgi: «Non conoscevo le regole»

di Carlo Gregori
Il medico sotto Sangiorgi: «Non conoscevo le regole»

Il dottor Amato: «Ignoravo le leggi sulle sperimentazioni e se ci fosse uno sponsor né sapevo da dove venisse il denaro che mi dava il direttore attraverso la onlus»

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Non conosceva le normative sulle sperimentazioni. Non aveva mai letto i regolamenti interni del Policlinico. Non ne parlava con i colleghi. Non si poneva domande sugli studi in corso ai quali partecipava. Non ha mai parlato di denaro e di chi gli pagava il “contributo” attraverso la onlus. «Non parlavamo di queste cose - ha detto ai giudici - non erano cose di nostro interesse». Se c’era un problema, bastava parlarne con il professor Giuseppe Massimo Sangiorgi, il suo “capo”.

Sono queste le risposte che, in sintesi, ha dato ieri il dottor Andrea Amato all’epoca dei fatti di Cardiologia - sotto la direzione della professoressa Maria Grazia Modena (2009-12), oggetto del processo - era un medico specializzando e poi “masterando” sotto l’egida di Sangiorgi. Con poche ed efficaci domande, l’avvocato Andrea Mattioli, che assiste il Policlinico come parte civile, ha ottenuto risposte precise dal medico sulla sua “ignoranza” su ciò che lo circondava perché in un certo senso inutile considerando il suo ruolo e la dipendenza da Sangiorgi. «Non mi sono mai posto il problema delle normative - ha ammesso - solo una volta il Policlinico mi fece conoscere i piani anti-incendio, ma non mi ha mai informato su come comportarmi. Pensavo che spettasse a loro farlo».

Eppure il pm Marco Niccolini gli contesta di aver preso parte a studi sperimentali non autorizzati (l’Ec Clearly) e alla elaborazione di dati nel software per la ricerca finanziata dalla ditta Atrium. Lo sapeva che questa azienda biomedicale pagava lo studio? «Non me lo sono mai chiesto, ma posso averlo sospettato dopo», ha risposto.

Poi si è affrontata la questione del suo “compenso” di 7.500 euro elargito dalla onlus E2C di Sangiorgi. «Ritenevo che quei soldi fossero un contributo per il mio lavoro svolto». Solo durante l’inchiesta, ha spiegato il dottor Amato, ha iniziato a farsi domande e a interessarsi su quello che accadeva intorno al lui. Quei soldi, sul momento, gli erano parsi semplicemente il contributo personale del suo “capo” per tutto l’impegno profuso nelle sue attività a Emodinamica.

Prima di Amato, aveva concluso la sua testimonianza un altro imputato, il dottor Vincenzo Politi, accusato di violenza privata sui pazienti perché secondo la Procura, avrebbe cateterizzato pazienti senza autorizzazione. Politi lo ha negato producendo anche documenti che secondo lui smentiscono questa ricostruzione. Dai dati, i pazienti sottoposti all’apparecchio Renalgarde, ha spiegato (lo difende l’avvocato Pier Francesco Rossi), risultavano espellere meglio il liquido di contrasto della coronarografia. Nessuna violenza: i cateteri non furono mai messi da lui. Il dottor Politi, all’epoca dei fatti specializzato in cardiologia e poi vincitore di un assegno di ricerca da 16mila euro, è anche imputato per truffa. Secondo il pm Niccolini non avrebbe mai svolto alcuna attività nell’ambito della ricerca per la quale aveva ottenuto la borsa di studio ma si era sempre messo a disposizione delle «attività illecite del gruppo criminale» guidate da Sangiorgi individuando i pazienti da reclutare per la sperimentazione del macchinario Renalgarde e falsificando dei dati come chiesto da Sangiorgi. Ma Politi in tutte le risposte si è strenuamente difeso sostenendo di non aver mai ricevuto alcun beneficio da nessuno. Anzi, dipendeva dal Policlinico, anche per lo stipendio, e non ha mai percepito niente privatamente da Sangiorgi.

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