Modena, edificio crollato al Policlinico: tutti a processo
Per il crollo della palazzina Ausl di ex Diagnosi e Cura, avvenuta nel 2013 dentro il Policlinico, l'udienza preliminare si è conclusa con quattro rinvii a giudizio. Sono il costruttore Zaccarelli (AeC), il direttore lavori, il responsabile Ausl e l’ingegnere responsabile. Sono tutti accusati di crollo colposo
MODENA. Tutti rinviati a giudizio: è questo l’esito dell’udienza preliminare tenuta ieri mattina al Tribunale di Modena per il crollo della palazzina ex Diagnosi e Cura all’interno dell’area del Policlinico. Il 14 novembre prossimo è la data fissata dal giudice per la prima udienza del processo per il reato di crollo colposo. Al banco degli imputati si troveranno in quattro. Per la ditta che svolgeva i lavori, il legale rappresentante. Si tratta del costruttore mirandolese Stefano Zaccarelli, fino a poco tempo fa ex presidente della AeC, il colosso delle costruzioni che ora è indagato anche per l’inchiesta sul cemento depotenziato usato per ricostruire la scuola media Frassoni di Finale. Con lui il responsabile del cantiere Mirko Ferraresi. Terzo imputato è il responsabile del settore Sviluppo e progettazione del Servizio tecnico e patrimoniale dell’Ausl di Modena, l’architetto Alba Bassoli. Infine, il quarto imputato è l’ingegnere che aveva l’incarico di direttore operativo dei lavori, il modenese Giancarlo Guidotti.
GROVIGLIO DI RESPONSABILITA'. È chiaro che il giudice ieri non ha potuto neppure affrontare il groviglio delle singole responsabilità nella matassa di comandi e decisioni che secondo la Procura ha portato al crollo della palazzina.
Un crollo, quello avvenuto nell’aprile 2013, che poteva diventare una tragedia. La procura stessa, su indicazione dell’ex procuratore Vito Zincanio, ha prodotto la sua consulenza ad opera di un luminare, il professor Tomaso Trombetti della Facoltà di Ingegneria di Bologna, lo stesso che ha svolto le principali perizie sui crolli del capannoni per i terremoti del 2012.
Il contenuto della sua relazione finale verrà reso noto in sede processuale. Una delle domande principali poste da Zincani era stata proprio riguardante i lavori intorno a quella palazzina in disuso da tre anni: erano stati eseguiti secondo perizia e secondo i migliori criteri dell’epoca?
IL CROLLO. È importante perché il crollo dell’edificio dell’Ausl dentro il Policlinico che un tempo ospitava i malati di Diagnosi e Cura è forse collegabile ai lavoro in esecuzione in quel momento. Questa era stata la ricostruzione ufficiale dell’Ausl stessa data dopo il crollo: «Nell’area in cui si trova la palazzina, che era già transennata da tempo per lavori di ristrutturazione, da alcuni giorni era stato attivato un cantiere con l’obiettivo di recuperare la struttura, che era stata ulteriormente danneggiata dal terremoto del 29 maggio 2012. Dopo avere eseguito i primi interventi questa mattina, constatato che non c’erano più le condizioni di piena sicurezza per proseguire i lavori di consolidamento, i tecnici del cantiere hanno deciso di sospendere le attività per procedere alla demolizione controllata della palazzina stessa. Per eseguire l’operazione è stata attivata una gru dotata di un braccio speciale appositamente creato per effettuare abbattimenti in condizioni di totale sicurezza. Mentre erano in corso i preparativi per attivare questa procedura la palazzina è crollata». Il crollo avvenne improvvisamente, tanto che tre addette alle pulizie si salvarono perché si trovavano a lavorare nei sotterranei. La scena successiva era spettrale: un buco tra gli edifici del Policlinico e tante macerie.
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