Anziana di Carpi sulla barella per 5 ore in attesa del ricovero
Odissea di una 83enne con il femore rotto che non ha trovato posto all'ospedale Ramazzini di Carpi. Il figlio: «L’hanno trasportata a Sassuolo perché Ortopedia era al completo. Non c'è stato niente da fare»
CARPI. «Almeno cinque ore con il femore rotto su una barella, in attesa di sapere in quale ospedale si verrà ricoverati: non è il massimo del servizio che uno si aspetta da un ospedale».
Affaticato, deluso e anche un po’ civilmente arrabbiato, il figlio della paziente 83enne che ieri ha vissuto una giornata davvero difficile desidera raccontare alla Gazzetta come sono andate le cose.
A CACCIA DI UN POSTO. «Mia madre - racconta l’uomo, carpigiano residente a Santa Croce - è caduta dalle scale alle 4 di mattina. Pochi minuti dopo la nostra chiamata, sul posto è arrivato il 118 che l’ha trasportata al pronto soccorso dell'ospedale Ramazzini. A quell’ora in Ortopedia non c’è il medico così mia madre ha atteso la visita su una barella. Successivamente, dopo l’esame radiografico, è stata accertata la frattura del femore. A quel punto è partita la caccia a un posto in ospedale per poter ricoverare mia madre». Al Ramazzini pare non fosse reperibile un letto.
UN ALTRO OSPEDALE? «Il medico - continua il figlio dell’83enne - era molto dispiaciuto quando mi ha detto che gli ultimi tre letti di Ortopedia erano stati assegnati a pazienti di un altro reparto. Restavano così due possibilità: o il ricovero in Astanteria o in un altro ospedale. Per quanto riguarda l’Astanteria, ovvero il ricovero in pronto soccorso, lo stesso medico mi ha detto che non era la soluzione migliore per una donna così anziana che ha bisogno di essere seguita da vicino. Restava - continua - la soluzione del ricovero in un altro ospedale. A quel punto mi è stato detto che solo Sassuolo poteva accoglierla. Così verso le 11 di mattina è partita l’ambulanza che ha trasportato mia madre in quell’ospedale».
DOLORE E ATTESA. «Per me è stato un sollievo - continua a dire il figlio dell’anziana - anche perché mia madre, nonostante gli antidolorifici, non ha mai smesso di gemere: una situazione che mi faceva soffrire molto psicologicamente. Vedere la propria madre in quelle condizioni e non potere fare nulla per aiutarla ti fa stare davvero male».
«Se da una parte - conclude - mi sento di ringraziare tutto il personale medico e infermieristico per la volontà dimostrata, mi rattrista il fatto che una città come Carpi non abbia un’ospedale sufficientemente grande per accogliere i suoi malati». Sul caso al momento la direzione Ausl ha preferito non replicare.
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