C'era una volta a Modena: China, l’età d’oro delle discoteche
Il locale di via Giardini ha segnato un’epoca con le prime aperture pomeridiane domenicali
Il China Club ha rappresentato un vero e proprio fenomeno nella storia del divertimento modenese. Il locale di via Giardini (sotto al Donatello) è stato infatti il primo a far decollare il ballo la domenica pomeriggio, ben prima del Picchio Rosso (allora il Picchio faceva il liscio) e del Charlie Max (aperto dopo).
Il locale era una piccola “bomboniera”: di capienza limitata (500 persone), era aperto mercoledì, venerdì, sabato e domenica. In alcuni mercoledì erano ospitati comici, mentre il giorno di maggiore “spolvero” era il venerdì. Il sabato locale sempre super affollato e la domenica spazio ai più giovani il pomeriggio e ad un pubblico più adulto alla sera. «Se lo ricordano bene i modenesi - spiega Fabrizio Zanni - anche perché il China era un club di elite. Forse la comodità del luogo e il fattore vicinanza al centro costituivano un mix vincente. E il China faceva tendenza come la gente che lo frequentava.
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Mi ricordo, ad esempio, che molte ragazze arrivavano vestite in modo semplice, in jeans: poi, entrate, andavano nei bagni e si cambiavano, indossavano la minigonna». Alla consolle c'erano due dj: Ivan Delisi e Stefano Puviani, un bel ragazzo molto apprezzato dalla clientela femminile. «Ho lavorato al China come dj dal 1976 al 1983 - ricorda Stefano Puviani - Era un simbolo del divertimento dove i ragazzi si incontravano per fare nuove conoscenze. Ricordo con nostalgia quegli anni in cui la scaletta dei brani conteneva anche i famosi lenti. E in cui non c’era bisogno di droghe o di bevute fuori misura per sentirsi ok. Io poi fui il primo tra i dj a smettere di parlare sulle canzoni. Non so se sia stato un bene o un male ma, dopo poco tempo, tutti mi seguirono e questo modo di lavorare diventò usuale. Ho lavorato in altri locali ma il periodo del China Club mi è rimasto nel cuore. Spero che lo sia stato anche per tutti i ragazzi che per anni hanno ballato al suono della mia musica». Cresciuto “sotto l’ala” di Stefano Puviani, Delisi arrivò invece alla consolle del China Club nel 1983, dopo anni di frequentazione del locale, fin da quando era appena sedicenne.
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«Ci andavo la domenica pomeriggio - ricorda Ivan - Mi piazzavo di fianco alla consolle a sbirciare per imparare le tecniche di mixaggio e per ascoltare la selezione musicale. In quel periodo c’era un ragazzo di colore di nome Jhonatan che proponeva brani funky meravigliosi. Insomma ho fatto la gavetta e sotto la scuola di Stefano Puviani mi sono perfezionato, sia musicalmente che tecnicamente. E ho cominciato a lavorare. Ricordo ancora la fila dei motorini davanti al locale la domenica pomeriggio. Aprivamo alle 15 ma già alle 14.30 c’era la ressa. Il biglietto costava 10mila lire, compresa una consumazione. Un mondo che sembra lontano anni luce dentro il quale ho lasciato un pezzo della mia vita».
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