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Modena, buco con sabbie mobili in via Pederzona

di Gabriele Farina
Modena, buco con sabbie mobili in via Pederzona

Gli ambientalisti Salemme e Piccinini nell’area vicino a una cava dismessa a Marzaglia. «Le autorità controllano?»

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«Pericolo: sabbie mobili». È una scritta che compare più volte in via Pederzona. Siamo in una strada di campagna che attraversa Marzaglia, Colombarone (Formigine) e Baggiovara, costeggiando un’ampia recinzione.

Dentro l’area si trova una cava. «È stata dismessa - denuncia Emilio Salemme, storico ambientalista modenese attento soprattutto alla situazione delle acque e delle falde - ma non è stata naturalizzata di nuovo. Come per Cava Rubbiani a San Damaso, sarebbe interessante capire se le autorità hanno fatto i controlli».

Il punto è che non si sa se l’autorità ha fatto i controlli e che esito hanno dato.

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I cartelli per lui sono indicativi: «Nessuna autorità e quindi la Provincia, il Comune di Modena e l’Agenzia regionale per la prevenzione, l´ambiente e l´energia è venuta a interessarsi sul buco enorme sul territorio e se può esserci inquinamento».

A che servono queste cave? «Come diceva il presidente della Provincia Gian Carlo Muzzarelli - aggiunge Salemme - servivano per la Bretella Campogalliano-Sassuolo e per la Cispadana. In realtà, nessuno dei progetti è ancora partito. Si sta devastando ancora un territorio importante, ma non viene riportato a nessun tipo di attività che sia agricola o ludica».

Durante l’escursione Emilio Salemme è stato accompagnato da Sabina Piccinini. Il consigliere di San Cesario lo affianca anche per la battaglia di Cava Rubbiani, in cui per primi hanno denunciato la presenza di ammoniaca nell’acqua, dati Arpae alla mano.

Stavolta la ambientalista impugnava altre carte. Tra i documenti, la sentenza 285 del 2000 della Corte Costituzionale. Diversi i punti sottolineati, tra i quali anche questo: «L’utilizzazione a cava è riconducibile ad un’attività di carattere esclusivamente industriale».

Lo stesso punto è stato ricordato in un’interrogazione comunale fatta a Modena nel 2012. Tre i firmatari: Federico Ricci (allora consigliere di Sinistra per Modena), Paolo Trande e Giuliana Urbelli (entrambi del Partito democratico).

«Se ne parlò anche nel 2015 - spiega la Piccinini - quando tutto sfociò nella creazione di una commissione. Poi non so cosa è successo».

Il consigliere ricorda che per il pagamento dell’imposta municipale unica c'è una differenza tra terreni agricoli e aree industriali.

«Se i cavatori pagassero l’Imu probabilmente non ci sarebbe questa situazione - sostiene la Piccinini - perché la dovrebbero pagare fin quando il terreno non torna agricolo. Vale a dire, fin quando dentro non ci sono le mele, le pere e il grano».

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