Modena, a casa di Roberta dove ha sede l’Onu dei Babbi Natale
La collezione della signora Dondi: 120 Santa Claus giunti da tutto il mondo... per ricordare Marco
MODENA. Varcare la soglia della dimora di Santa Claus equivale a perdersi in quella fiaba senza tempo e per tutte le età che è il Natale. Se poi a fare gli onori di casa sono centoventi omini vestiti di rosso, barbuti e con pancia prorompente, ecco che zittire l’io bambino coccolato in segreto nonostante l'incipiente calvizie risulta impossibile. «Colleziono Babbi Natale da circa tredici anni. Lui è stato il primo - rivela la “vera” signora del castello indicando un pupazzetto un po’ più agé della media - lo comprai senza pensarci troppo al mercato del lunedì».
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E da allora ogni giorno della settimana, di qualsiasi mese, è buono per allargare la famiglia. Famiglia numerosa che esce allo scoperto con il profumo dei mandarini e torna in letargo - «ognuno ha la propria scatola» - dopo che i re magi hanno compiuto il proprio dovere. Ormai si è sparsa la voce. Tanto che la villetta di via Giuseppe di Vittorio è diventata meta natalizia non solo per i nipoti dei signori Dondi, cui non par vero di poter “accendere” un centinaio di Babbi in contemporanea (c'è infatti chi canta, chi balla, chi si arrampica sui lampioni e persino uno spericolato Babbo al volante di un fuoristrada) ma anche per tutti i pargoli del circondario con genitori curiosi al seguito. Se però lasciarsi incantare, o forse irretire, dal sollazzo di un burlone grassoccio che si rotola per terra senza lesinare contagiose risate è un gioco da ragazzi, riconoscere il miracolo che si cela nel sorriso generoso della nostra ospite è un impegno emotivo che costringe a tornare adulti.
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Roberta Elia coniugata Dondi è una bella signora dall'animo caldo. E che il suo cuore sia ancora generoso nei confronti della vita ha del miracoloso. Lo stesso dicasi per Giorgio, suo marito. Basta incrociarne lo sguardo per intuire che l'amore che coltiva ogni giorno per la moglie ha la tenacia dell'adolescenza (si sono conosciuti quando lei aveva quindici anni) e la tenerezza del conforto. Scuote la testa con un sorriso - «sono complice di una pazzia» - ma sa che per la sua musa risvegliare Babbo Natale in centinaia di eclettiche declinazioni va ben oltre il vezzo orgoglioso del collezionista.
«Capisco che sia difficile da credere - mormora Roberta - ma tutte le volte che si avvicina il 25 dicembre sento la presenza di mio figlio. Addobbo l'albero, recupero le statuine per il presepe, sistemo i pupazzi sul tavolo, sulle mensole, un po' ovunque… lui è qui con me». Figlio unico, Marco muore non ancora trentanovenne in un giorno di primavera del 2009. Il 2006 è in fase di archiviazione quando un fulmine a ciel sereno (un tumore asintomatico) colpisce il giovane pedagogo con tutta la sua impietosa cattiveria. È la vigilia di Natale e lui è in sala operatoria. Per la famiglia Dondi è l'inizio di un percorso durissimo che Marco affronta con una compostezza di spirito più unica che rara.
«Ancora oggi siamo in contatto con i suoi amici, si prendono molta cura di noi. Questo è un loro regalo. Arriva da Londra» spiega Roberta. Un Santa Claus aviatore. È magnifico. «Il nostro ragazzo ha reagito contro il cancro e lo ha sconfitto. Non ha infatti permesso alla malattia di cambiare la sua personalità, di annientare la sua naturale predisposizione per i bambini nonchè l'empatia che ha sempre dimostrato nei confronti di persone e animali. È lui stesso ad averci dato la forza di sopportare» racconta mamma Roberta con l'approvazione di Penelope, splendida gatta luce degli occhi di Marco. Giorgio seduto in silenzio su uno scalino non si perde una virgola. Il suo volto, intenso e mobilissimo, dice tutto.
«Affranta dalle sue condizioni nel 2007 abbandonai i babbi in letargo nelle scatole. Non farlo mai più, mi disse Marco. Devi continuare a vivere». Da quel giorno l'appuntamento con l'allegro esercito di bizzarri “omini rossi” caciaroni e panciuti si rinnova. E senza battute d'arresto.
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