Dalla prova generale nel casolare fino alla conferma dei Ris
Ripercorriamo le vicenda dell’aggressione al primario sino al fermo del 59enne accusato di tentato omicidio. Il 3 novembre Stefano Tondi, verso le 20.30 viene aggredito sotto casa, in campagna, da un...
Ripercorriamo le vicenda dell’aggressione al primario sino al fermo del 59enne accusato di tentato omicidio. Il 3 novembre Stefano Tondi, verso le 20.30 viene aggredito sotto casa, in campagna, da un uomo alle spalle che gli intima di alzare le mani. Quello che sembra una rapina è in verità una specie di prova generale per l’aggressione brutale che avverrà esattamente una settimana dopo. Il 10 novembre, alla stessa ora, un uomo, che sembra uno straniero (un pakistano si era pensato) con un cappellino, guanti e una pistola giocattolo spruzza soda caustica al volto del primario che rimane subito ustionato. Le grida fanno intervenire il figlio che esce di casa e affronta con un attizzatoio da camino l’aggressore che brandiva un bastone. In questo modo lo allontana, evitando che l’uomo infierisse sul padre prendendolo a bastonate. Nella colluttazione anche il figlio Michele rimane ferito, prognosi trenta giorni. Il 13 novembre gli inquirenti iniziano a battere la pista della sfera professionale, vengono requisiti i fascicoli inerenti a pazienti per vedere se vi sia stata una colpa medica scatenante una vendetta. Dopo pochi giorni viene ritrovata l’arma giocatolo caricata con la soda caustica. Il 24 novembre i carabinieri effettuano una perquisizione alla presenza del figlio nella casa del medico: vengono sequestrati computer e ed oggetti personali. Si batte la pista legata agli affetti personali del medico. Il 12 dicembre arriva dai Ris il responso sul Dna trovato sul bastone: è quello di Albicini.
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