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Caso Tondi, la difesa di Albicini tutta da elaborare «Lasciate stare la famiglia»

di Francesco Dondi
Caso Tondi, la difesa di Albicini  tutta da elaborare «Lasciate stare la famiglia»

L’avvocato Silvia Silvestri ha incontrato Albicini dopo una lunga attesa Il legale aspetta le carte dell’accusa e chiede tutela per i parenti dell’arrestato

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Nominata d’ufficio, Silvia Silvestri attende con impazienza le carte dell’accusa. Ieri mattina l’avvocato che difende Daniele Albicini si è presentata al comando provinciale dei carabinieri proprio mentre sfilavano i giornalisti in attesa della conferenza stampa. Ha chiesto di poter incontrare il 59enne o quantomeno di avere tra le mani l’atto con cui è stato disposto il fermo. Se n’è andata dopo oltre un’ora e soltanto quando ha potuto scambiare poche chiacchiere con gli inquirenti. Poi si è messa al computer e dal suo studio ha iniziato a ricostruire la vicenda di Albicini, utilizzando come punto di partenza proprio le dichiarazioni del procuratore capo Lucia Musti e dei vertici dell’Arma. Al momento, infatti, può lavorare soltanto sul capo d’imputazione non avendo materialmente tra le mani il fascicolo che ripercorre la storia. Solo in quel momento avrà la possibilità di entrare nello specifico sulle risultanze delle indagini condotte dai carabinieri e sulle prove raccolte e che hanno portato al fermo.

È per quello che Silvia Silvestri, che in passato aveva rappresentato la parte civile nell’omicidio del maranese Roberto Ricchi, ammazzato a coltellate a causa di un diverbio stradale, ha scelto di non parlare. Lo farà nei prossimi giorni quando tutto il quadro indiziario le sarà più chiaro e potrà anche verificarlo e trattarlo insieme al suo assistito. Soltanto in quel frangente si potrà elaborare una strategia difensiva credibile, che al momento si baserebbe soltanto sulle indiscrezioni degli ultimi 40 giorni e le dichiarazioni della Procura, rilasciate agli organi di informazione.

L’avvocato Silvestri sa che la strada è in salita soprattutto perché si tratta di un caso senza lati oscuri, o quantomeno così è stato descritto. Ma il primo passaggio sarà inevitabilmente quello di permettere ad Albicini di tornare a casa. Lo chiederà, si suppone, fin dall’udienza di convalida anche perché non esiste pericolo di fuga (il 59enne ha un lavoro) e neppure di inquinamento delle prove dal momento che la situazione appare cristalizzata. Discorso diverso potrebbe essere la reiterazione del reato ma non va comunque scordato che il tecnico dell’Ausl è incensurato ed è stato definito “una brava persona” - almeno fino al tentato omicidio del dottor Stefano Tondi - anche dagli inquirenti che lo hanno fermato.

Nel frattempo il legale difensore ha chiesto massima discrezione e rispetto per le persone coinvolte. «Soprattutto per la famiglia del mio assistito - dice - Loro non c’entrano nulla in questa vicenda e non vedo perché sia necessario andare ad aggiungere dolore e sconcerto per un’accusa ancora da provare».

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