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Modena. L'aggressione a Tondi: Albicini teneva in casa la valigia pronta

di Carlo Gregori
Modena. L'aggressione a Tondi: Albicini teneva in casa la valigia pronta

La scoperta ha indotto la Procura a temere un pericolo di fuga del tecnico accusato di aver tentato di uccidere il primario Tondi

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MODENA. Una valigia piena di vestiti pronta per essere usata. È bastato questo ritrovamento nel corso della perquisizione di mercoledì nella casa a Costrignano di Palagano dove viveva da solo Daniele Albicini, 59 anni, per temere un suo pericolo di fuga. Per questo la Procura, nella richiesta di convalida - firmata dal procuratore capo Lucia Musti e dal sostituto procuratore Enrico Stefani, che conduce le indagini - si sottolinea la necessità della misura di custodia cautelare in carcere per l’uomo accusato di tentato omicidio.

LO SPECIALE: Dall'aggressione all'arresto

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Questa mattina il gip Eleonora Pirillo andrà a Sant’Anna per ascoltare la sua versione sulle prove che lo inchioderebbero come l’aggressore che ha spruzzato la soda caustica in faccia al dottor Stefano Tondi, cardiologo e direttore del reparto di Baggiovara, la sera del 10 novembre a Vignola. Albicini, assistito dall’avvocato Silvia Silvestri insieme con Vittorio Rossi, potrebbe però avvalersi dalla facoltà di non rispondere.

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Nel frattempo le indagini dei carabinieri del comando di Modena proseguono serrate perché restano almeno tre aspetti da chiarire in questa oscura vicenda che pare essere scaturita da gelosia violenta.

Tra il materiale sequestrato nel corso della perquisizione di mercoledì mattina sempre a Costrignano ma anche nel suo ufficio alla Medicina del Lavoro di Sassuolo sono stati sequestrati tutti i suoi mezzi e supporti informatici, compresi un computer fisso e uno portatile. Nel contenuto degli hard disc si spera di trovare qualche traccia nuova. Ad esempio, annotazioni o appunti diaristici che spieghino l’escalation “passionale” che l’ha portato a pensare di “sbarazzarsi” dell’uomo che aveva preso il cuore della donna che amava da vent’anni, una caposala di Baggiovara. Le verifiche potrebbero anche dire se è da considerare o da escludere l’ipotesi di un collegamento tra Albicini e la lettera del “corvo di Baggiovara” inviata al procuratore Musti e ai giornali modenesi, un testo pieno di insinuazioni infamanti sul medico scritto da una “donna”.

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Come si nota, il punto focale dell’indagine resta concentrato sul movente. Nella ricostruzione del pm Stefani, infatti, Albicini - che forse aveva forse incrociato nell’ambito dell’Ausl il dottor Tondi - non riusciva più a reprimere la sua rabbia per la relazione che il medico aveva intrapreso con la caposala dal marzo scorso e che era ripresa a fine agosto col suo rientro dall’Australia (dove era andato a trovare la figlia che aveva appena avuto un bimbo). Lo proverebbe anche una telefonata-fiume tra Albicini e la donna avvenuta domenica sera ora al vaglio degli investigatori. Una conversazione, ovviamente secretata, che conterebbe una ennesima rivendicazione d’amore ma senza ammissioni o allusioni sull’accaduto.

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Il terzo aspetto riguarda la prova che, come la ciliegia sulla torta, chiuderebbe definitivamente le indagini. Albicini aveva spiegato a chi lo interrogava che la sera del 10 novembre, durante l’aggressione a Tondi, era in casa. Ma l’autovelox di Roteglia, sulla Radici in Monte, riprende la targa della sua Ford Focus. Guidava lui? Il punto resta da chiarire anche se il passaggio è compatibile con i tempi: da Costrignano alla casa di Tondi a Vignola s’impiegano 47 minuti. Ma ora la polizia municipale è stata incaricata dalla Procura di fare una seconda verifica. Questa volta analizzare le immagini della sera del 3 novembre, quando il misterioso aggressore era comparso per la prima volta davanti all’uscio della casa di Tondi, dicendogli di alzare le mani (il medicò scappò in casa). Anche in questa occasione Albicini ha detto che era a casa. Se dalle immagini risultasse di nuovo la sua targa nell’arco dei 47 minuti necessari, non resterebbero dubbi; in caso contrario, resterebbe da spiegare chi era l’aggressore della prima volta. Quanto alle analisi di laboratorio dei Ris di Parma, dubbi non ce ne sono. Le tracce sul bastone sono riconducibili al suo Dna: campioni biologici erano stati prelevato in mensa dalle sue posate e dal bicchiere.

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