Figurine, festa per il museo che deve ancora decollare
Dieci anni fa l’apertura di un luogo unico, nato grazie alle collezioni di Panini Tante mostre proposte, ma ancora non si sono sfruttate al meglio le potenzialità
Festa ieri sera al Baluardo di piazza Tien An Men per i dieci anni del Museo della figurina di corso Canalgrande. L'ente comunale, nato grazie alle collezioni uniche al mondo donate nel 1996 da Giuseppe Panini, ha organizzato la giornta in due momenti. Prima una visita guidata gratuita alla mostra “I migliori album della nostra vita. Storie in figurina di miti, campioni e bidoni dello sport” al poco lontano Mata di Modena e poi - appunto al Baluardo della Cittadella - l'incontro “Belle o brutte, la vita è una collezione di figurine” con un protagonista d'eccezione come Neri Marcorè. Il poliedrico attore insieme al curatore della mostra del Mata Leo Turrini, ha discusso di sport e figurine sotto la Ghirlandina. Tante le battute di Marcorè e Turrini e moltissimi anche i “segreti” dello sport geminiano rivelati al pubblico, a dire il vero, purtroppo, poco numeroso, prima del buffet finale (2300 euro il costo sostenuto dal Comune per l'iniziativa). E i modenesi intervenuti per l'occasione hanno ottenuto un “regalo”, la possibilità di visitare gratuitamente la mostra del Mata e gli spazio del Museo della Figurina fino all'8 gennaio. In questo modo la rassegna, costata 200mila euro, aumenterà il suo numero di visitatori che attualmente si attesta a poche migliaia di persone, perlopiù non paganti.
Il 15 dicembre 2006, dunque, il museo frutto della donazione Panini apriva le proprie collezioni al pubblico, al fianco della Civica a Palazzo Santa Margherita. In dieci anni l'ente ha prodotto più di 20 mostre, centinaia tra laboratori, incontri e iniziative varie dedicate a ragazzi ed adulti, pubblicato 18 volumi e accolto oltre 140mila visitatori (sono 14mila all'anno) e 12mila studenti. Il Museo della Figurina nasce dalla passione collezionistica di Giuseppe Panini, fondatore nel 1961 dell'omonima azienda assieme ai fratelli Benito, Franco Cosimo e Umberto. Giuseppe mise insieme un patrimonio incredibile fatto di mezzo milione di figurine - non solo Panini e non solo calciatori - cigarette card, bolli chiudilettera, calendarietti, etichette d'albergo. Quattro anni prima di morire nel 1996 Giuseppe Panini donò la sua collezione di fotografie - un altro milione di immagini che andarono a costituire il Fotomuseo poi “scomparso” dentro Fondazione Fotografia - e appunto di figurine al Comune di Modena. Dal momento della generosa donazione della famiglia Panini, però, sono iniziati i problemi che hanno visto il mantenimento dei preziosi materiali al chiuso di un archivio per dieci anni. Fino appunto al 2006, apertura del Museo della Figurina.
Paolo Battaglia, editore ed esperto, fino al 2008 direttore del Fotomuseo e in precedenza per anni assistente di Giuseppe Panini segnala alcuni problemi: «Questa del museo purtroppo, finora, è stata una occasione persa della città perché c'era la possibilità di portare a Modena al museo persone davvero amanti della figurina, pezzi che illustrano ogni tema dello scibile umano. Ragionando dall'esterno devo dire che ciò non è accaduto perché le attività che quel museo realizza a me sembrano slegate dal mondo degli appassionati delle molteplici storie di cui è portatrice la figurina. Sono purtroppo nate iniziative autoreferenziali, mentre non si è lavorato per tentare di comprendere meglio le esigenze dei fruitori di un luogo del genere. Davvero unico». Temi affrontati dalla Gazzetta nel corso degli anni. Va poi ricordato che, a parte la rassegna iniziale “Tana del Paladino” Modena non ha fatto nulla per indagare a fondo la figura di un grande collezionista poliedrico come Giuseppe Panini. Occorrerebbe poi valorizzare meglio i tanti materiali: com'è possibile che su sei megaespositori cinque siano dedicati alla figurina pre seconda guerra mondiale e solo uno dal 1945 a oggi? E che in quest'ultimo solo una parte sia dedicato alle “figu” Panini famose nelmondo? Occorre, in ogni caso, da parte del visitatore, fare uno sforzo in più e recarsi a visitare questo museo, in attesa di una sua “riforma” legata al futuro Polo dell'immagine con Civica e Fondazione Fotografia.
Stefano Luppi
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