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Modena. I tir della ’Ndrangheta una manna per la legalità

di Alberto Setti
Modena. I tir della ’Ndrangheta una manna per la legalità

Consegnati ai pompieri, costretti finora ad usare motrici con milioni di chilometri Boicottaggi falliti. «Li useremo per rimuovere le macerie dell’Italia terremotata»

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MODENA. I vigili del fuoco di Modena fino a ieri disponevano di una motrice ricevuta in dono nel 1995, quando aveva già un milione di chilometri. Sì, un milione.

Giusto per far capire quanto siano stati accolti come manna dal cielo - la manna della legalità - gli automezzi confiscati alla ’Ndrangheta emiliana e ai suoi accoliti. Trentanove camion e autoarticolati, con l’aggiunta di una considerevole quantità di pezzi di ricambio, che i vertici dell’antimafia italiana hanno consegnato ai pompieri italiani.

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L’hanno voluto fare a Modena, dove due dei camion resteranno in dotazione. L’hanno fatto nel corso di una cerimonia... sul campo. Perché, che dir si voglia, anche Modena - anticorpi sì, anticorpi no - è terra di scontro. Da una parte l’onestà, la legalità e il sacrificio morale ed economico che comportano. Dall’altra la sete di potere, di denaro, e le scorciatoie che le infiltrazioni mafiose hanno deciso di valorizzare, restando dietro le quinte, alleandosi con imprese ben addentrate nel tessuto economico e sociale del nostro territorio. E alleandosi, di fatto, coi loro... amici che contano.

L’inchiesta Aemilia, con i suoi oltre duecento imputati dentro le aziende e le istituzioni - anche quelle preposte alla legalità - è lì a testimoniarlo. E poi c’è quel sottobosco di relazioni pericolose, di evidenze o di sospetti non provati che ancora non è stato setacciato. Se mai lo sarà.

I camion arrivano da due aziende di Gualtieri controllate da Giuseppe Giglio, il “pentito” del processo Aemilia. L’uomo che sta raccontando in questi giorni le azioni, le infiltrazioni e le relazioni del clan calabrese in formato emiliano, anche quelle che hanno già trovato le loro vie di fuga nel processo abbreviato celebrato a Bologna.

Non che sia stato un passaggio indolore, quello dei camion. I meccanici dei vigili del fuoco hanno passato almeno una giornata di lavoro per rimetterli in sesto. Per togliere di mezzo “sabotaggi” dell’ultima ora - parliamo ad esempio di tubi di alimentazione tagliati - che complicassero l’arrivo allo Stato di un patrimonio considerevole.

Così le motrici ringiovaniranno l’armamentario obsoleto dei pompieri modenesi e di altre realtà. E i rimorchi consentiranno il trasporto dei mezzi. Soprattutto delle macerie, visto che una ventina di questi camion hanno già preso la strada del Centro Italia. «Li utilizzeremo immediatamente perché - ha raccontato ieri Gioacchino Giomi, il comandante nazionale dei vigili del fuoco - lì ci troviamo di fronte ad un ammasso di macerie che difficilmente si può immaginare. Ci sono paesi completamente distrutti. Stiamo tuttora impiegando 130 automezzi, 600 uomini e 30 tecnici per i sopralluoghi. Ci sono macerie da trasportare, ci sono mezzi e attrezzature da portare sul posto, per la messa in sicurezza di ciò che resta di un patrimonio culturale immenso: ogni borgo è distrutto e ogni borgo ha beni storici». A celebrare questa vittoria della legalità, come è stata definita, sono arrivati in città il Procuratore capo della Direzione Nazionale Antimafia, Franco Roberti, e il Direttore dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, Umberto Postiglione. Nel corso della cerimonia hanno firmato e formalizzato la cessione ai vigili del fuoco.

A sostenere l’importanza simbolica e concreta di questo evento sono arrivati la responsabile dell’ufficio del Giudice delle Indagini preliminari di Bologna, Grazia Nart, e il Procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato.

Tra le autorità, c’erano ovviamente i vertici dei carabinieri di Modena che hanno condotto le indagini su Aemilia, il prefetto Maria Grazia Paba, l’assessore regionale alla ricostruzione Palma Costi, il sindaco ed ex assessore regionale Giancarlo Muzzarelli, il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Gennaro Tornatore, l’avvocato dello Stato Alberto Cambi.

Soprattuto, più volte citato ed applaudito, l’avvocato Rosario di Legami, amministratore giudiziale di beni per decine di milioni di euro sequestrati alla ’ndrangheta emiliana. Di Legami ha gestito l’intera operazione. La prima della serie, si spera.

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