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Ragazzi e assassini: 30 anni di carcere

di Patrizia Cantusci
Ragazzi e assassini: 30 anni di carcere

Castelfranco. Veissel e Grumeza uccisero l’anziana Cloe Govoni e ferirono la nuora. Era stato chiesto l’ergastolo

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CASTELFRANCO. Piange in aula Florin Costantin Grumeza, 23 anni, il “duro” che si piega davanti ai 30 anni di carcere che il giudice ha appena deciso per lui. Leonard Veissel, invece, il “gigante” 27enne che deve fare i conti con la stessa pena e la sua vita ipotecata per i prossimi 30 anni, è «impassibile, glaciale», dice chi lo ha visto nell’aula dove il giudice Piera Tassoni li ha condannati entrambi per l’omicidio di Cloe Govoni, una insegnante in pensione di 84 anni e per il tentato omicidio di Maria Humeniuc, 54enne, la nuora e che l’accudiva.

Il giudice Tassoni del tribunale di Ferrara ha valutato nel calcolo giudiziario della pena anche la rapina aggravata, quel furto che i due ragazzi abitanti a Castelfranco volevano mettere in atto dentro la casa di Renazzo, il 6 novembre 2015, ma che scoperti trasformarono in una mattanza, picchiando brutalmente le due donne, visto che gli atti del processo parlano di una casa imbrattata di sangue in mondo indescrivibile. Il giudice, occorre ricordare, aveva già valutato appieno nelle udienze che si sono susseguite da questa estate (solo oggi la sentenza per un ritardo dovuto ai frequenti cambi di avvocato decisi da Grumeza) e così ieri pomeriggio, dopo appena mezzora di camera di consiglio, ha letto la sentenza contro i due ragazzi, “salvandoli” dall’ergastolo che il pm Ciro Alberto Savino aveva proposto per entrambi, per la brutalità dei due delitti, per il comportamento processuale, per le continue ritrattazioni dei due ragazzi. Fino alla fine, anche ieri pomeriggio, Grumeza il “duro” ha tentato di cambiare la versione dei fatti: ieri ha letto un suo memoriale in aula al giudice, in cui sosteneva di non essere il complice di Veissel, che sapeva di dovere andare a rubare nella casa delle due donne, che a picchiare e uccidere era stato il “gigante” Veissel e che le sue continue ritrattazioni erano il frutto delle minacce ricevute proprio da Veissel di far del male ai suoi familiari.

A parte il ping-pong con le parole, le difese hanno tentato fino all’ultimo di presentare al giudice la tesi che quei due ragazzi erano finiti in un incubo senza volerlo: chiedevano le difese la riduzione a omicidio preterintenzionale, non volontario e aggravato come è stato accolto per la condanna. Una condanna che li salva di fatto dall’ergastolo, per l’aritmetica della pena, ma non in diritto: perché il giudice Tassoni ha in realtà valutato che quella mattanza dentro al casa (omicidio, tentato e rapina) valevano, eccome, l’ergastolo. Per via della riduzione di pena dovuta al rito (in abbreviato, sconto di un terzo) il giudice è scesa alla pena di 30 anni di carcere. Per le parti civili il giudice ha deciso risarcimenti provvisori per 60mila euro a testa per le due donne e 15 mila per il Comune di Cento. Proprio le difese che hanno strappato all’ergastolo i due ragazzi imputati hanno annunciato ricorso in appello.

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