«I camini e le stufe sono un problema»
Fiorano spiega i motivi di un’ordinanza antismog unica Tosi: «Troppo inquinamento». Amici: «Una lotta impari»
FIORANO. Ha fatto discutere l’ordinanza per il contenimento delle emissioni inquinanti del Comune di Fiorano, che per la prima volta mette nel mirino, oltre alle caldaie, anche gli impianti di riscaldamento a biomasse, vale a dire le stufe a pellet o legna e i camini. Una svolta, che peraltro il distretto non ha compiuto in modo univoco, come spesso accade: Formigine e Maranello hanno limitato l’uso delle caldaie a 12 ore e la temperatura a 19 gradi come Fiorano, ma non hanno incluso stufe e camini; Sassuolo al momento non risulta aver fatto nulla. Eppure l’ordinanza fioranese è motivata da dati, numeri ed elementi, spiegati dal sindaco Francesco Tosi e dall’assessore all’Ambiente Riccardo Amici: «Un’ora in meno di utilizzo del riscaldamento in ogni famiglia solo a Fiorano significa un risparmio di 7mila ore quotidiane. Poiché è scientificamente provato che le Pm10 sono cancerogene e visto l’alto numero di sforamenti oltre il tetto massimo consentito, come amministrazione abbiamo l’obbligo di intervenire».
E per quanto riguarda appunti gli impianti a legna e pellet l’assessore Amici chiarisce: «A livello di emissioni di Co2 sono neutri, tanto l’albero ha assorbito quanto rilascia bruciando. Ma purtroppo non è così per le polveri generate, che sono in concentrazione altissima, 2mila volte quella di un impianto a metano. In più stufe e camini con una combustione a bassa temperatura liberano in atmosfera tante altre sostanze non salutari. Adesso che questo tipo di impianti di riscaldamento è cresciuto numericamente, il problema si fa concreto».
La scelta è stata criticata dal Movimento 5 Stelle: «Prendersela con la combustione delle biomasse private - commenta Giuseppe Amici, capogruppo consiliare - francamente ci pare fare Golia con il topolino dell’intera questione. Ricordiamo che il partito che il sindaco rappresenta è a favore della combustione delle biomasse in Emilia Romagna, e che tutte le piante tagliate lungo al torrente Fossa sono andate per la combustione. Piuttosto si allarghi la fascia di limite alla circolazione oltre la solita che ad oggi è circoscritta da via san Francesco e via san Giovanni Evangelista; prendere finalmente decisioni importanti sulle emissioni delle industrie a ridosso dell’abitato, invece di autorizzarne aumenti; prendere decisioni per arrivare ad una gestione del pattume che invece va all’incenerimento; mettere finalmente una centralina di rilevazione della qualità dell’aria in via Braida. Queste ci sembrano soluzioni più incisive per il problema».
Il sindaco e Riccardo Amici hanno fatto notare alcuni provvedimenti già presi anche in questo senso: «Sono in predisposizione i piani del traffico a livello comunale e di distretto, che dovranno favorire la mobilità dolce e quella pubblica. Come distretto inoltre verrà chiesto alla Regione di aprire un tavolo sul tema del trasporto pubblico. Sul fronte delle emissioni industriali vogliamo attualizzare il Protocollo per la riduzione delle emissioni inquinanti nel distretto ceramico».
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