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Parliamoci/ Se si discutesse di qualcosa di buono: e anche di Sinistra

Enrico Grazioli
Parliamoci/ Se si discutesse di  qualcosa di buono: e anche di Sinistra

Volete un esempio del corto circuito che si può scatenare dentro la politica? Prendiamo il Reddito di solidarietà appena approvato dalla Regione Emilia Romagna:

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Volete un esempio del corto circuito che si può scatenare dentro la politica? Prendiamo il Reddito di solidarietà appena approvato dalla Regione Emilia Romagna: dal 2017, 35mila famiglie (all’incirca 80mila persone) potranno avere un assegno mensile di 400 euro. Una misura voluta con determinazione dalla giunta Bonaccini e dal Pd, in cui si vede lucida anche la mano dell’assessore al welfare Gualmini.

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Un passo nella direzione del sostegno nella difficoltà, pensato con l’obiettivo anche di aiutare l’attivazione sociale e l’inserimento nel mondo del lavoro degli interessati. Qualcosa che dimostra come, volendo e scegliendo, la bistrattata politica sa ancora tentare una soluzione che nasca dalla consapevolezza della circostante realtà, sofferta e sofferente. Qualcosa che a parole sta nei proclami e nelle intenzioni urlate di chi oggi capitalizza con successo crescente i voti del malcontento. Ma ecco, appunto, il primo tilt: il M5S in Emilia si è astenuto, non ha votato a favore. Perché, dicono, questo assomiglia ma non è il loro Reddito di cittadinanza e perché a loro preme tenere sotto controllo la giunta, convinti si tratti di demagogia e non di investimenti con effettive ed efficaci ricadute. Quindi, piuttosto, meglio niente, meglio aspettare che loro riescano a conquistare il potere: il sì, il condividere non è arte o virtù della rivoluzione grillina...

Qualcosa di sinistra, si sarebbe detto un tempo; persino di lotta, forse, e insieme di governo e sintonia tra istituzioni: metà dei fondi utilizzati, infatti, metteranno in circolo quelli che Roma ha reso disponibili per il Sostegno all’inclusione attiva (Sia), che fatica comunque e ovunque a decollare. Qualcosa di cui fare una bandiera e un punto di riconoscibilità per gli elettori, nella babele delle comunicazione drogata dai personalismi dei leader, dalla cataratta dei grandi media e dalla grevità dei social network. Qualcosa (il tema, ma anche l’intervento pensato e pure la considerazione in generale delle amministrazioni locali) da mettere magari al centro dell’ infinitamente sterile dibattito per definire programma e dna del Pd. Perché sul territorio, le buone pratiche non sono state del tutto atrofizzate dalle lotte tra correnti e dalla ricerca di un posto al sole per i capibastone: i punti di contatto e i momenti di ascolto, dentro e fuori, ancora si trovano. E solo intorno a questo tipo di esperienza si può provare a costruire un argine al populismo e una casa più solida per chi nella democrazia dei diritti e delle regole vuole credere ancora. Ma che oggi, ad esempio, di qualcosa del genere si parli all’Assemblea nazionale del partito spappolato dal referendum e in ansia per le prossime elezioni è meno di una pia illusione.

E per inciso, caso vuole, poi, che un aiuto a chi ne ha bisogno è legge regionale in soli due casi in Italia: nella Puglia antirenziana di Emiliano e nell’Emilia che antirenziana diremmo non è... Per i capponi di Renzo (no, non Renzi, Renzo: Tramaglino) qualcosa potrà significare?

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