Pinone, rete di protezione per evitare nuovi crolli
I fili speciali serviranno a sostenere l’albero bicentenario in occasione di nevicate Il “grande vecchio” nonostante la mutilazione di 2 anni fa resta attivo su un lato
PAVULLO. Fili speciali disposti a rete fra i rami per potergli dare una scrollatina in caso di emergenza neve e scongiurare nuovi crolli. È la nuova operazione sicurezza messa in atto mercoledì e giovedì a Pavullo sul Pinone segnato dall'impressionante crollo che nel febbraio 2015 si è portato via quasi un terzo della chioma per l'eccessivo peso di quella neve particolarmente pesante. Un evento choc per la comunità pavullese, per cui il maestoso cedro del Libano quasi bicentenario che troneggia nel Parco Ducale è sempre stato anche più di un simbolo, praticamente uno di famiglia. Già allora scattarono subito le contromisure d'emergenza, con vari interventi di arginatura delle ferite e di concimazione biologica messi in atto da specialisti nell'ambito dell'adozione della pianta (dal maggio 2013) da parte della Società italiana di arboricoltura (Sia). E le risposte sono sempre state positive: passati quasi due anni, il Pinone, benché mutilato, “tiene botta” con ottimi segnali di attività nella sua parte verde. Ma altri crolli da neve ne segnerebbero probabilmente davvero la fine.
Ecco perché in questi giorni Stefano Lorenzi e Vittorio Pagnoni, gli arboricoltori che l'hanno preso in cura nell'ambito della Sia, hanno fatto una speciale “operazione inverno”: «Abbiamo predisposto un sistema di cordini nautici – spiega Lorenzi – collegati ai rami che sono rimasti più esposti, per il crollo degli altri rami superiori che li proteggevano. Qui l'accumulo di una grande quantità di neve potrebbe causare altri crolli, per questo abbiamo deciso di fare questo tentativo posizionando i cavi che, tirati delicatamente da terra, aiuteranno a scrollare via la neve. È la prima volta che applichiamo il sistema a una pianta così grande, e non vi è la certezza matematica che possa funzionare. Ma vi sono ottime probabilità».
Chiaro che una domanda si leva spontanea: se ci si fosse pensato prima, il Pinone si poteva salvare?
«È impossibile dirlo – nota Lorenzi – personalmente credo però che quella nevicata fu tanto anomala che nessun cordino avrebbe potuto salvare dai crolli. Ci sono eventi naturali di fronte ai quali purtroppo ogni contromisura è vana». I due giorni di lavoro intenso sono serviti anche a fare un check up completo del Pinone, con risultati incoraggianti: «Nel febbraio 2015 sembrava per molti che il Pinone fosse morto, ma non era così. Ha cominciato a reagire subito a un evento così traumatico, perché nonostante l'età era una pianta in ottima salute e con le sue riserve a cui attingere. E anche le biostimolazioni che sono state fatte l'anno scorso hanno dato i loro risultati, sostenendo il suo difficile percorso di ripresa. Oggi il Pinone sta bene, nonostante tutto, non ha parti secche marcite e anche i monconi stanno reagendo per compensare la fotosintesi. Ha solo bisogno di attenzione, e gli sarà senz'altro assicurata anche dalla nuova amministrazione».
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