Stampavano soldi falsi: presi i coniugi spacciatori di San Prospero
San Prospero. I carabinieri arrestano moglie e marito: oltre a vendere droga, i due fabbricavano in casa banconote contraffatte utilizzando delle stampanti
SAN PROSPERO. I carabinieri lo “marcavano” stretto da un paio di settimane, poi la perquisizione e l’arresto di uno spacciatore che, però, non si accontentava di vendere droga ai ragazzi, ma addirittura si era dato ad un’altra attività altrettanto illecita: la produzione casalinga di banconote false.
È questa, in estrema sintesi, l’operazione portata a termine dal Nucleo operativo della Compagnia dei carabinieri di Carpi, in collaborazione con la stazione di San Prospero, che ha portato all’arresto di un marocchino di 36 anni che si dedicava allo spaccio di cocaina sia in paese, sia a Carpi.
Ed infatti nel corso delle indagini i militari hanno potuto verificare diverse “operazioni commerciali” consumate dall’uomo che vendeva droga in particolare ai ragazzi del paese. Proprio durante una di queste occasioni i militari sono intervenuti, fermando lui ed anche la moglie 34enne, complice nella sua attività illecita.
A quel punto i carabinieri hanno passato al setaccio l’abitazione della coppia, che risiede a San Prospero: e qui la sorpresa. I militari non trovano il quantitativo di droga che si sarebbero attesi da uno spacciatore di quel calibro, ma in compenso incappano in molte banconote da venti e cinquanta euro false.
Capire da dove provenissero è stato semplice, dato che nella casa del 36enne sono state rinvenute diverse stampanti e carta ad hoc per la fabbricazione. Le banconote - una ventina in tutto -, seppur stampate tra le mura di casa, erano di buona fattura e i carabinieri stanno proseguendo le indagini, dato che in parte sono state già immesse sul mercato. Per farlo ci sarà l’appoggio degli esperti di Falsificazione monetaria, che si trova a Roma presso la Banca d’Italia.
Nel corso della perquisizione i carabinieri hanno inoltre sequestrato 4mila e cinquecento euro in contanti (veri), presumibilmente i proventi dell’attività di spaccio, oltre al classico “kit” del pusher, composto da bilancino di precisione e anche quattro telefoni cellulari.
Per entrambi sono scattate le manette con le accuse di spaccio, fabbricazione e spendita di monete false, e sono stati portati in carcere, dove si trovano in custodia cautelare, con misura confermata dal giudice per le indagini preliminari.
Ora resta da capire quanto di questo denaro falso sia stato speso dai due coniugi e da quanto tempo la contraffazione andasse avanti. (gib)
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