«Un viaggio intorno al mondo»
Pagliai: «Iniziammo in quattro. Lui ha rivoluzionato le gare, noi il tifo all’arrivo»
SESTOLA. Dici Tomba e non puoi non dire “Tomba Club Sestola”, il primo tra i fan group nato in Italia, e l'inossidabile: nonostante che il campione di Castel de' Britti (San Lazzaro di Savena) si sia ritirato dal 1998, il Club quasi vent'anni dopo non si è ancora sciolto. Al timone, sempre Luigi Pagliai, che ne ha fatto un grande pezzo di vita: «All'inizio non avrei mai pensato che l'avremmo accompagnato in dieci anni di vittorie – sottolinea – ma da subito fra noi scattò qualcosa di speciale. Il 27 novembre 1987, quando vinse la sua prima gara di slalom in Coppa del Mondo a Sestriere, c'erano a tifare quattro maestri di sci di Sestola. E per la seconda a Madonna di Campiglio il Club si era già formato portando un pullman di tifosi». Il Tomba Club Sestola irruppe sulla scena in modo unico: «Fummo i primi a portare un tifo di tipo calcistico nel mondo dello sci – spiega Pagliai – con trombe e striscioni. Ma ci venne naturale, perché quando correva Alberto si fermava mezza Italia. E condimmo il tutto con lo stile emiliano del far festa, portandoci sempre dietro affettato e crescentine, anche se a volte gelava il vino». Un gruppo che arrivò ad avere anche migliaia di iscritti, tanto che dovette darsi una struttura, anche per la gestione delle lettere e di un vero e proprio merchandising: «Facevamo berrettini, spille, adesivi... Ne abbiamo contati 200mila in dieci anni. I giapponesi in particolare ne andavano matti. Quando nel 1995 a Bormio vinse la Coppa del Mondo, facemmo una cosa folle: ci presentammo alla gara con già centinaia di spille e adesivi celebrativi: se fosse andata male, avremmo dovuto buttare viA tutto. Ma non poteva». E poi le feste, «anche con 900 persone”. Ma soprattutto le emozioni del bordo pista: «Alberto era speciale con noi – rimarca Pagliai - ci veniva sempre a salutare e ringraziare, ma col cuore. Forse anche perché gli portavamo fortuna: ricordo a Calgary nel 1988 che dopo il primo oro olimpico, nonostante la voglia del bis, si presentò da noi prima della partenza un po' abbattuto. “Guarda che pettorale del cavolo – mi disse – mi hanno dato l'11!” E io gli risposi: “Non è un 11 ma un 1+1: vuol dire che vinci anche questa”. E quando arrivò giù mimò subito l'1+1... Splendido». Ricordi e immagini indimenticabili, che meriterebbero anche una bella mostra: «È da un po' che ci penso – chiosa Pagliai – avremmo tanta roba da esporre nelle sale del castello. Sarebbe veramente bello».
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