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La maxi truffa dei “ricoveri d’oro”: ecco i retroscena

La maxi truffa dei “ricoveri d’oro”: ecco i retroscena

Il caso della clinica riabilitativa riminese venuto alla luce grazie a pazienti modenesi che “si sentivano di serie B”

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Ricoveri non necessari per sei milioni di euro: una clinica gettonatissima e molto conosciuta in tutta Italia per la qualità delle cure riabilitative, la “Sol et Salus” spa di Torre Pedrera di Rimini che vien travolta dall’inchiesta che vede i vertici (presidente del consiglio di amministrazione della clinica privata, l’amministratore delegato e il direttore sanitario) indagati per truffa aggravata.

Ad indurre la Guardia di Finanza di Rimini ad indagare e a scoprire questo presunto escamotage per ottenere rimborsi dal Servizio sanitario nazionale, è stato come abbiamo riportato nella scorsa edizione, un gruppo di pazienti disabili modenesi.

Come ha spiegato la Finanza riminese: «nel 2014 un modenese, a nome di un gruppo di sui concittadini, lamentò tramite un esposto disagi e, in sostanza, di essere di fronte ad un trattamento diverso, penalizzante rispetto a quello riservato ad altri pazienti. Innanzitutto nell’esposto evidenziavano come a loro venisse sempre e soltanto disposta la prestazione ambulatoriale e non il ricovero. Ora per andare a Rimini, dicevano, ci vogliono oltre due ore, poi ci sono circa tre ore e passa di trattamento e infine, per tornare altre due ore e mezzo. Da qui la richiesta di poter soggiornare per loro, quasi tutti anziani e con problemi di riabilitazioni ad arti, non disabilità croniche. Ma, facevano notare i modenesi, a loro era negata questa possibilità. Perché il fisiatra regionale, della loro Ausl, non aveva ritenuto opportuno il ricovero e il soggiorno mentre invece ai pazienti di altre regioni ottenere “il permesso” era ben più facile perché bastava solo l’impegnativa del medico curante».

«E così si sentivano da serie B - spiega la Finanza - niente ricovero, che faceva gola soprattutto nel periodo estivo, perché la clinica è proprio sul mare». La Finanza inizia a guardare le cartelle e ad indagare: cinquemila cartelle passaste al setaccio nel periodo 2011/2012, pazienti da tutta Italia con una semplice impegnativa di un medico curante, spesso senza un reale motivo sanitario per terapie “intensive” molto costose.

Per quel che riguarda la Regione Emilia Romagna non c’era un danno diretto: la clinica si faceva sì rimborsare le prestazioni dall’Emilia Romagna la quale poi a sua volta - ha spiegato la Finanza - si faceva rimborsare dalle Regioni di provenienza dei pazienti non emiliano-romagnoli.

Dalla nostra Ausl, la Finanza afferma di aver avuto la massima disponibilità e trasparenza. I militari hanno esaminato anche la convenzione tra la clinica e l'Ausl di Modena in cui si fa riferimento al fatto che «verso la struttura “Sol et Salus” si è registrato un flusso di pazienti modenesi il cui valore economico supera i 250mila euro, tale da rendere necessario, ai fini del governo della mobilità sanitaria e della certezza della spesa, stipulare un contratto», ponendovi anche un limite di spesa, visto che erano piuttosto elevate presso quella clinica.

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