Gazzetta di Modena

Modena

«Oltre 200 migranti nelle nostre case»

di Davide Berti
«Oltre 200 migranti nelle nostre case»

Il vescovo fa il punto: «Dobbiamo favorire l’assistenza organizzata, l’elemosina fine a se stessa premia solo i più furbi»

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Bambini. È questa la parola che l’arcivescovo Erio Castellucci ha scelto per il messaggio di Natale ai modenesi. Bambini che sono i più deboli, bambini che sono anche la speranza per il futuro.

Don Erio ha voluto fare il punto sui progetti che si stanno portando avanti, sugli sforzi che anche la Diocesi ha messo in campo in tema di accoglienza, sulle sfide che aspettano la città.

Il messaggio. Il monito del vescovo è chiaro: «”Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite”. Oggi questo richiamo non ha più il tono pacato dell'invito, e nemmeno solamente quello deciso del comando; oggi ha il tono drammatico del grido. Quanti bambini sono “impediti” dagli adulti! Decine di milioni di bimbi concepiti e non ancora nati vengono abortiti ogni anno nel mondo; altre decine di milioni vivono in condizioni di povertà assoluta e sono facile preda delle malattie; un bambino su cento è vittima di abusi da parte degli adulti; circa settanta milioni di piccoli sono esclusi dall'istruzione scolastica; quasi trecentomila minori vengono impegnati come soldati nelle varie guerre in corso sul pianeta; non si contano i bambini vittima dello sfruttamento minorile; e sono circa cinquanta milioni - un quarto del numero totale di migranti - i minori che si rifugiano in altri paesi, spesso senza i genitori, per scappare da povertà, fame e violenze. Che mondo stiamo consegnando ai bambini, noi adulti?».

Il ruolo dei giovani. «Tutti i giovani, oggi, sono preoccupati per il loro futuro, molto di più di quanto non lo fossimo noi alla loro età. Il motivo principale è la crisi economica, che porta grande instabilità. In più lo studio non ha più un diretto sbocco nel mondo del lavoro. Si abbassa l’orizzonte della speranza ed è molto più difficile oggi mantenere un impegno gioioso ed efficace». Un pensiero, il vescovo, lo ha anche per chi va all’estero: «Tanti si preparano in Italia ma sono costretti a lasciare il nostro territorio per affermarsi in altri Paesi: io non la chiamo fuga di cervelli, la chiamo fuga di speranza. Esiste anche nel nostro territorio, dove comunque il benessere è più alto che altrove: la crisi reale è aggravata da una crisi percepita che abbiamo tutti sulle spalle. Sta anche a noi adulti trovare risposte per i giovani che possano essere lette come risorse».

La disaffezione. «A Modena ho trovato una bellissima dimensione dell’essere giovani cattolici, sapendo quanto sia difficile oggi affermarsi in questo senso. Ma la dico come Benedetto XVI: questi giovani saranno anche una minoranza, ma sono una minoranza creativa. C’è vivacità e c’è attenzione sociale non scontata nonostante le fatiche di essere cristiani siano uguali per tutti. Qui vedo i giovani in grande movimento. Sono stato molto con loro - un passaggio fondamentale la Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia che il vescovo ha vissuto accanto a centinaia di ragazzi della Diocesi - e mi è rimasto il loro entusiasmo che abbiamo messo a frutto anche in queste settimane, con gli incontri sul sogno, non come illusione, ma come progetto da inseguire».

L’accoglienza. I bambini sono le figure più deboli della nostra società, per questo il vescovo Erio ha voluto fare il punto anche sull’accoglienza: «La risposta a livello provinciale è complessivamente buona e rispetto ad altre zone posso dire che Modena è una realtà molto accogliente, numericamente e qualitativamente. Stiamo cercando di sensibilizzare le parrocchie, nell’ottica di quello che ha chiesto papa Francesco, una famiglia in ogni parrocchia... Il Papa - sorride don Erio - è sempre più avanti di noi e ci sprona a fare sempre meglio. Noi siamo arrivati a oltre 200 migranti ospitati in luoghi o appartamenti della Diocesi o di associazioni a noi legate. Molti di questi sono anche minori, spesso non accompagnati. Il tavolo aperto ad inizio novembre con anche la partecipazione di Prefettura, Comuni e mondo della scuola è fondamentale per guardare avanti. Alcune realtà si sono anche autotassate per ospitare questi stranieri. Dobbiamo superare la logica dell’assistenza come elemosina fine a se stessa, che spesso viene intercettata dai più furbi o da chi non ne ha bisogno. Dobbiamo favorire l’assistenza organizzata, in una logica di sistema, che metta in campo un percorso in grado di sostenere tutti, grazie alla sensibilità di altri soggetti, come banche o aziende. Sono 1450 le persone seguite in un anno in San Bartolomeo, proprio nell’ottica che vada oltre la sportina della spesa».

Il futuro. «Si sta davvero facendo tanto, e così dobbiamo continuare. Sensibilizzando, però, tutti, a guardare la realtà con gli occhi puri dei bambini. La scuola, lo sport, tutto il mondo educativo dei più piccoli è ben allenato ma va tenuta alta l’attenzione perché i bambini sono i primi a soffrire, magari in silenzio. Accogliamo gli altri con gli occhi dei bambini e avremo già fatto tantissimo».

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