Policlinico di Modena: «Danni per 7 milioni»
L'ospedale modenese si è costituito parte civile con la Regione. Prescrizione già in vista per gli episodi precedenti al 2010
MODENA Appalti e mazzette al Policlinico ai tempi del direttore generale Stefano Cencetti (2008-12). Ieri è iniziata l’udienza preliminare a carico di una cinquantina di imputati, tra persone fisiche e aziende (nessuno delle figure principali era presente) per l’inchiesta “Last Business” e l’attenzione si è concentrata su due domande poste dalle difese. È giusto che la Regione sia parte civile? E anche: perché si celebra il processo a Modena se i reati sono stati commessi sui conti correnti delle agenzie di Reggio e di Arezzo? Infine, è emerso - anche se l’argomento sarà affrontato più avanti - che i reati per alcuni episodi avvenuti prima del 2010 sarebbero in odore di prescrizione: toglierli vorrebbe dire sfrondare l’inchiesta di casi importanti.
Regione parte civile. Il giudice Eleonora De Marco ha deciso di ammettere come parte civile il Policlinico che dichiara un possibile danno di 7 milioni di euro. E anche la Regione. La presenza della Regione al banco delle presunte vittime era però tutt’altro che pacifica. È infatti emerso qualche problema con la Procura. L’avvocato Mariano Rossetti ha infatti ricordato che, quando la Regione Emilia-Romagna venne a sapere dai media dell’inchiesta sul Policlinico di Modena - che dipende da lei - e chiese di essere messa al corrente di cosa stava accadendo, la Procura non la informò delle indagini. La Regione mandò così una memoria dettagliata sui motivi per i quali si riteneva parte offesa in questa vicenda di corruzione, turbative d’asta e affari sottobanco che stavano emergendo dalle indagini. A quel punto la Procura si mostrò più disponibile. Ma poi nella richiesta di rinvio a giudizio tra le persone offese citò solo il Policlinico, dimenticando proprio la Regione. Il giudice ha accolto la richiesta “in corso d’opera” colmando così questa assenza.
Aste turbate e risparmi. I difensori degli imputati della Cpl, l’ex presidente Roberto Casari (difeso dagli avvocati Roberto Chiossi e Massimo Vellani) e del direttore commerciale Nicola Verrini (avvocato Massimo Jasonni) avevano chiesto di non accogliere la Regione come parte civile perché, secondo Jasonni, turbare un’asta non produce danno, secondo la legge, ma un pericolo. Una richiesta piuttosto inusuale che si fonda anche sulle indagini: la Cpl è accusata di aver turbato sì l’asta dopo l’Appaltone ottenendo due varianti in corso d’opera però i difensori sostengono che per il Policlinico il risultato è stato un notevole risparmio (600mila euro, pari a uno sconto del 18% effettivo).
Sette milioni di danni. Tesi infondata secondo il Policlinico, attraverso l’avvocato Andrea Mattioli e Lorenzo Muracchini. Mattioli ha spiegato al giudice che i danni ci sono e sono conseguenza del sistema corruttivo che ha cambiato le regole dell’aggiudicazione dei lavori. C’è anche un danno di immagine secondo le parti civili ed è sorto per la reputazione del Policlinico man mano che emergevano gli scandali durante l’indagine. Se la Regione non ha quantificato le proprie richieste di fronte al giudice, il Policlinico ha chiesto sette milioni di euro e in sostanza si è costituito contro tutti gli imputati, anche quelli per i quali non si procede per corruzione.
Terminata l'udienza l'avvocato Chiossi ha spiegato all’agenzia Dire: «Chiedono sette milioni, ma avremo certamente modo di far valere le nostre ragioni. Per la costituzione di parte civile ci dovrebbe essere nesso causale tra imputazione e atto risarcibile, ma Casari non deve rispondere nè di atti corruttivi nè di associazione».
Processo a Reggio? Dopo l’ammissione delle due parti civili il giudice De Marco ha dovuto affrontare la richiesta di cambiare sede al processo per “difetto di territorialità”. Se corruzione c’è stata, il denaro è transitato sui conti della Hfm di Cencetti che si appoggia a una banca a Reggio e sulla Gutemberg che ha il conto ad Arezzo. Il giudice si è riservato di decidere.
Non era irreperibile. È emerso un problema riguardante una ex manager imputata Marie Françoise Pepin, dichiarata irreperibile. Le ricerche in Francia non sono mai state fatte. Ieri si è appreso dal suo difensore che da tempo la Pepin non è più dirigente della ditta Siram: in merito è stato prodotto materiale documentario. Gli atti tornano così alla Procura in attesa di una traduzione della documentazione per la manager.
Prescrizioni in vista. Infine ieri si è appena accennato a un problema serio che dovrà essere affrontato. Molti episodi sono già in zona di prescrizione. Si tratta dei reati commessi prima del 2010, dato che le accuse di corruzione e turbativa d’asta, principalmente, possono restare in piedi per sette anni e mezzo e ormai quel periodo è scaduto per i primi episodi contestati al termine delle indagini condotte dai pm Marco Niccolini e Pasquale Mazzei e dai Nas di Parma.
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