Le Poste? Sono piene di pacchi di Natale
«In questo periodo le difficoltà croniche si sommano alla grande mole di arrivi da ditte come Amazon: ormai è il caos»
I pacchi di Natale non arrivano? Non prendetevela con l’uomo di rosso vestito e la sua slitta di renne: loro non c’entrano niente. Tuttavia, i pacchi continuano ad accumularsi nei centri di distribuzione e sotto l’albero non c’è ancora nessun regalo. Le poste sono in tilt e Totò D’Alessandro, del sindacato dei lavoratori delle comunicazioni (Slc/Cgil Modena), ha parlato di «disastro prevedibile». Da mesi era stato sollevato il problema, proprio dalla sigla sindacale preposta, sulla consegna della posta a giorni alterni. «Sul territorio provinciale il piano di riorganizzazione nazionale del servizio postale - ha spiegato D’Alessandro - è stato gradualmente applicato a partire da febbraio. Ed è già stato concluso lo scorso giugno a Camposanto, interessando così tutti i Comuni. Da subito ci siamo resi conto che non poteva essere adeguato per la provincia di Modena. Penso, inoltre, che il problema si verifichi anche nelle altre province della Regione. Può essere applicato con successo in realtà socioeconomiche differenti, più piccole, ma non a Modena dove c’è una popolazione di 700mila abitanti e sono attive 67mila imprese». Sempre il sindacato Slc/Cgil aveva inviato una lettera, lo scorso marzo, al prefetto e ai sindaci dei Comuni della provincia di Modena. Il motivo? Informarli degli effetti negativi del nuovo piano organizzativo di Poste Italiane, il quale prevedeva il recapito della corrispondenza un giorno sì e il successivo no. Come a dire... “uomo avvisato, mezzo salvato”. Era stata avanzata anche la richiesta, ancora una volta da parte dell’Slc, di mantenere per Modena il recapito della corrispondenza a cinque giorni la settimana, come previsto dal Piano Organizzativo di Poste Italiane per le aree metropolitane. La richiesta era stata indirizzata ai responsabili di Poste Italiane dell’Emilia Romagna. Dunque, da subito si fanno sentire gli effetti del piano organizzativo di Poste Italiane, che si intensificano in questo periodo dell’anno. Quali le conseguenze? «Innanzitutto, per i cittadini - ha risposto il sindacalista - ai quali non viene fornito un buon servizio. Ci sono ritardi sulla consegna e i pacchi riempiono i centri di recapito. C'è un’alta percentuale di oggetti a firma non recapitati che costringe il cliente a recarsi negli uffici a recuperare la sua spedizione. E poi il problema è anche per i dipendenti. In questo momento hanno turni che vanno ben oltre il normale orario di lavoro, con conseguenze sia dal punto di vista fisico sia psicologico. Infine i tagli al personale, nella nostra Provincia, hanno aggravato ulteriormente le condizioni di lavoro di chi è rimasto. I portalettere non hanno il tempo materiale di effettuare tutte le consegne necessarie. Infine, ci sono le aziende, come per esempio Amazon, che si affidano al servizio postale e che hanno determinati tempi di consegna da rispettare. Anche loro ricevono un cattivo servizio. Il risultato è che si lascia sempre a terra qualcosa. Se non sono i pacchi allora sono le raccomandate e così via dicendo». Che fare dunque? «Cercheremo di estendere la consegna a cinque giorni almeno ai capoluoghi di provincia - ha risposto D’Alessandro - e se la situazione non dovesse migliorare indiremo uno sciopero nazionale. Per ora è in atto il blocco nazionale degli straordinari fino al 9 gennaio».
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