Bolle rosse al castello
di PARIDE RABITTI * Si è concluso lunedì scorso un fine settimana all'insegna del Lambrusco di qualità, ha fatto il suo esordio al castello di Formigine: “Bolle Rosse”, una manifestazione voluta dal...
di PARIDE RABITTI *
Si è concluso lunedì scorso un fine settimana all'insegna del Lambrusco di qualità, ha fatto il suo esordio al castello di Formigine: “Bolle Rosse”, una manifestazione voluta dal Comune di Formigine, per il quale si è speso con grande passione l'assessore alle Attività Produttive Corrado Bizzini, dall'associazione commercianti di Formigine ed organizzato dall'irrefrenabile Barbara Philippart di Conosci Modena, già organizzatrice quest'estate del Festival del Lambrusco a Villa Sorra. Occasione per assaggiare eccellenze del territorio ma anche per riflettere su quali sfide ed opportunità ci sono nell'immediato futuro e quali scenari si aprono per il vino nostrum. 25 cantine, 25 banchi d'assaggio, e persone con alle spalle un punto di vista competente e interessante da cui assorbire come una spugna la “vinosofia” di chi crede fortemente nel territorio e nel prodotto. Partendo da piccoli ma significativi obbiettivi come quello di rendere nel nostro territorio il Lambrusco l'aperitivo per antonomasia con un piccolo sforzo che ognuno di noi può fare richiedendolo al barista.
Al castello sono stati fatti esempi pratici di abbinamenti con la collaborazione di Daniele Raponi il mago dei panini gourmet, di Federico Barone del bistrot salumeria di pesce Samo che ha confermato a chi ancora fosse scettico come il lambrusco si abbina divinamente col pesce, coi salumi di Andrea Canuri e i formaggi de La Taberna di Rocca Calascio. In molti si sono chiesti come sia possibile che manifestazioni del genere non si possano concepire a Modena, i luoghi non mancano sono stati citati il Palazzo Ducale, il Mercato Albinelli, Piazza XX Settembre e tanti altri immaginando una grande manifestazione che sia di richiamo di pubblico da fuori Modena. Le preoccupazioni emerse nel mondo del lambrusco tastando il polso degli addetti del settore sono, la contraffazione, la scarsa qualità ancora troppo presente sugli scaffali dei supermercati dove ci si chiede come si possa vendere un lambrusco a prezzi così bassi, dove basta fare due conti e togliendo il valore del vetro, del tappo, della gabbietta e dell'etichetta per dare il reale valore che resta al contenuto, ma la vera preoccupazione è sul fatto che il vino a cui noi tutti siamo affezionati prendendo il nome dal vitigno cioè lambrusco sia anche per questo poco tutelabile; sarebbe meglio tagliare il cordone ombelicale e legare il vino al territorio, passando dal sacrificio estremo della parola Lambrusco, valorizzando le dop come quella di Sorbara, Santa Croce e Castelvetro.
* Il Lambruscologo
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