Boom dei voucher ma il lavoro nero cresce
A Modena ne sono stati pagati 2,5 milioni. La Cgil: il ministro smentito dai dati «Le ispezioni hanno segnalato irregolarità in un rapporto di lavoro su due»
Nel Modenese una pratica lavorativa su due risulta illegale. I dati si riferiscono all’attività ispettiva 2016 del ministero del Lavoro. Dall’inizio dell’anno al 30 settembre sono state esaminate 792 pratiche. Di esse, 396 (il 50%) sono risultate fuorilegge. E il ricorso ai voucher come strumento per far emergere il lavoro nero sembra aver fallito. Non solo, anche nel mondo del lavoro pagato coi voucher si annidano sacche di lavoro nero, anche più difficili da riportare alla luce.
“Nei dieci mesi 2016 appena trascorsi - scrive la Cgil - il boom dei voucher per pagare il lavoro senza contratto, è arrivato ad oltre 121,5 milioni di buoni-lavoro. Almeno due a testa per ogni cittadino, anziano o appena nato, come insperato regalo natalizio. Ma almeno, "i voucher non vanno criminalizzati, hanno fatto emergere il lavoro nero". Parole del Ministro del lavoro. Ma così non è. Anzi l'opposto. I dati ministeriali nazionali, emiliano-romagnoli e modenesi, confermano purtroppo il contrario. Boom dell'abuso di voucher e boom delle verifiche e controlli nei posti di lavoro che registrano crescenti irregolarità, lavoro nero e crescenti violazioni con rilievo penale”.
A livello percentuale, il valore più alto (85,71%) si registra nel ramo dei trasporti. Appena 9 contratti su 63 rispettano i canoni previsti dall’ordinamento. A livello numerico, la punta si raggiunge nell’edilizia: 79 irregolarità, a fronte però di 213 pratiche complessive. In questo caso, la percentuale è del 37,09%. Significativo il 62,22% d’irregolarità nella manifattura. Un campo in cui sono state scoperte 56 irregolarità su 90 pratiche totali. Ne sono state trovate 61 nel commercio e nella riparazione dei veicoli su 176 analisi totali. Il valore percentuale è del 34,66% ed è il più basso tra quelli presi in esame.
Nelle tabelle ministeriali si trovano sei righe senza valori nel caso di Modena. Tra esse, le estrazioni da cave e le forniture di energia elettrica, gas e acqua.
Vi sono anche settori in cui gli esami sono stati pochi. Come l’istruzione, in cui 4 pratiche su 5 sono risultate irregolari (80%); oppure i settori d’informazione e comunicazione, in cui la percentuale è del 75% (3 su 4). Al 71,43% sia le attività immobiliari (5 su 7) sia le attività di famiglia (15 su 21). Nell’agricoltura la percentuale è del 66,67% (6 pratiche irregolari su 9).
Non è un fenomeno modenese: la percentuale d’irregolarità, a livello nazionale, è del 60,95%. Tuttavia, molte percentuali del nostro territorio risultano maggiori della media italiana. L’esempio più clamoroso riguarda i trasporti, in cui il valore del Paese si attesta al 70,89% (quasi 15 punti percentuali in meno). «È il settore più direttamente coinvolto - ha garantito Franco Zavatti, coordinatore per legalità e sicurezza della Cgil Emilia Romagna - e in generale non si prendono in esame le grandi imprese, ma le piccole e le medie».
Il sindacalista ha citato altre cifre. Come «i 1.359 fascicoli penali aperti in regione nei nove mesi scorsi per le più gravi irregolarità - ha ripreso Zavatti - col terzo posto a Modena con 161 procedimenti». Per i tempi, «c’è da sperare e pensare che gli avvocati puntino ai riti abbreviati», ha garantito l’intervistato. Senza dimenticare i voucher. Nel 2015 sono stati oltre 2,5 milioni nel Modenese. Il Comune non li utilizza «se non in rari casi», come ammesso da Gian Carlo Muzzarelli. «Il sindaco ha siglato un protocollo con i sindacati a fine autunno - ha concluso Zavatti - per impegnarsi a non utilizzare personale con i voucher».
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