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Ceramica, la fronda Cgil: «Votate No al contratto»

Ceramica, la fronda Cgil: «Votate No al contratto»

Appello ai lavoratori affinchè respingano l’ipotesi di accordo appena firmata «Il settore è in ripresa, un aumento medio di 76 euro a regime è un’offesa»

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L'ipotesi di accordo sul contratto nazionale della ceramica per il 2016-2019, definita fra Confindustria ceramica e le segreterie nazionali delle tre sigle sindacali, verrà portato nelle assemblee dei lavoratori dall'inizio del 2017.

Ma anche se ha segnato il ritorno a una contrattazione collettiva, dopo i contrasti anche aspri sui rinnovi aziendali dello scorso anno (con la Filctem Cgil che in alcuni casi non firmò gli accordi), trova anche stavolta dura opposizione in una parte dei rappresentanti dei lavoratori.

In particolare l'opposizione interna alla Cgil ("Sindacato è un'altra cosa") chiede ai lavoratori di respingere l'ipotesi di accordo, che pure contiene alcuni elementi giudicati positivamente dai rappresentanti nazionali: in particolare sono definiti aumenti retributivi certi, non legati al tasso di inflazione e non soggetti a eventuale "restituzione" per i lavoratori dell'intero settore (uguale quindi per piastrelle, refrattari, stoviglierie) a partire dagli operai di categoria D1. Un aumento medio complessivo di 76 euro. Poi ci sono migliorie sotto l'aspetto previdenziale e dei diritti individuali. I tre sindacati nazionali giudicano positivo il risultato "in una trattativa complicata".

L'opposizione Cgil invece esprime un parere negativo e chiede ai lavoratori di non approvare l'accordo in assemblea: «Per prima cosa 76 euro sono assolutamente insufficienti a garantire un reddito dignitoso ai lavoratori, considerando poi che andranno a regime nel 2019. Si ricordi che l'ultimo accordo nel 2014, in piena crisi, produsse un aumento salariale di 112 euro a regime. Il rinnovo contrattuale poteva dare risposte attese da anni da parte dei lavoratori del settore: non tutti hanno conseguito rinnovi aziendali e molti non hanno contratto integrativo, quindi riponevano in questa trattativa le speranze di un'integrazione salariale. I padroni fanno profitti a piene mani, gli impianti viaggiano quasi tutti a pieno regime, il contesto era ideale per recuperare un po' del terreno perso in questi anni di ammortizzatori sociali, licenziamenti, integrativi non firmati. Invece la burocrazia sindacale presenta una piattaforma innocua, debole e costruita sopra la testa dei lavoratori».

«L'intenti è chiaro: presentare una piattaforma innocua e facile da chiudere in fretta per poi tornare alla routine quotidiana: ma gli industriali hanno risposto alla prima proposta con offerte offensive. Dopo il primo incontro in cui questa intenzione era già emersa, la burocrazia sindacale invece di convocare fin da subito le assemblee di fabbrica e proporre lo sciopero immediato ha accettato il calendario dei padroni e alla fine un accordo, che chiediamo ai lavoratori di non votare nelle assemblese di fabbrica, respingendolo al mittente».

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