Sequestrati prodotti chimici diretti in Siria
Bloccati al porto mercantile di La Spezia: erano stati venduti da una ditta che opera nel Modenese
I funzionari dell’Ufficio della Dogana di La Spezia hanno posto sotto sequestro in via cautelativa 105 tonnellate di prodotti chimici destinati alla Siria che, se opportunamente miscelati, avrebbero potuto dar luogo alla produzione di esplosivi.
Cinque i container individuati dalle Dogane, contenenti prodotti chimici ceduti da una società italiana operante nel Modenese ad una società spagnola ubicata in Catalogna, appartenente al medesimo gruppo imprenditoriale, e destinati in Siria. I prodotti destinati all'esportazione erano composti in alta percentuale da “glicole dietilenico”, sostanza suscettibile di essere utilizzata, dopo la nitrazione, per la produzione di esplosivi. Proprio per la sua pericolosità, ne è vietata l'esportazione, secondo quanto previsto dalle disposizioni di embargo dell'Ue. L'operazione, avvenuta nel porto mercantile spezzino, è stata realizzata in collaborazione con i funzionari dell’Ufficio analisi dei rischi della direzione centrale antifrode e controlli di Roma.
Non è la prima volta che nel porto vengono effettuati sequestri di materiali e sostanze dual-use destinate ai paesi “caldi'” dell'area Mediterranea o sottoposti a embargo. Già nel giugno del 2014, il personale delle Dogane aveva posto sotto sequestro svariate tonnellate di acciaio speciale per armi pesanti, valutato alcuni milioni di euro e destinato, attraverso un cargo cinese, ad arrivare in Siria.
Nel 2012, sempre le Dogane posero sotto sequestro quattro tonnellate di trietanolamina destinate alla Turchia: si tratta di un prodotto chimico molto utilizzato in campo industriale, e che costituisce il precursore per la fabbricazione del famigerato “gas mostarda” o Iprite. «La notizia del maxisequestro di prodotti chimici destinati alla Siria mi lascia sgomenta. Questa situazione era evitabile. Già nel dicembre 2013, infatti, avevo presentato un'interrogazione ai ministri della Difesa e degli Affari esteri, volta a scongiurare il verificarsi di questa ed altre evenienze».
Così la senatrice Cristina De Pietro (Gruppo Misto), membro della Commissione affari esteri, «Chiedevo, infine, rassicurazioni sulla possibilità di escludere che aziende italiane avrebbero potuto vendere o facilitare la commercializzazione di tali prodotti o altri composti. La mia interrogazione non ha ricevuto alcuna risposta».
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