Gazzetta di Modena

Modena

Emotion

Michelina Borsari, signora Filosofia: la vita al servizio della conoscenza

di Arianna De Micheli
Michelina Borsari, signora Filosofia: la vita al servizio della conoscenza

Nata a Padova ma modenese d’adozione anima del Festival e della fondazione S. Carlo

5 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Senza distrazioni ha dedicato la propria vita ad insegnare. All'intera città, ancor più che seduta in cattedra. Tanto che si stenta a immaginarla bambina. «Giocavamo tra le case in costruzione di viale Verdi. Le mie sono memorie di campagna, di pozze d'acqua piene di girini. Perché questo offriva negli anni Cinquanta la prima periferia di Modena. Con l'aggiunta di qualche brivido inaspettato. Ero davvero molto piccola ma ricordo che durante alcuni scavi gli operai del cantiere trovarono diverse ossa, ovvero ciò che restava dell’antico cimitero ebraico di via Pelusia. Una scoperta per noi bambini elettrizzante. Allora raggiungere il centro pareva un viaggio. Penso a mia madre… mi teneva stretta per mano mentre le auto della Mille Miglia sfilavano lungo la via Emilia. La sua presa era così salda da farmi quasi male».

Minuta signora di ferro che, nonostante abbia abdicato al trono, l'immaginario collettivo continuerà a identificare con il Festival della Filosofia, Michelina Borsari nasce a Padova. Di fatto è però modenese. Approda all'ombra della Ghirlandina che ancora non ha l'età per indossare il grembiule da scolaretta.

«Nella mia famiglia, nobilmente contadina, sono la prima ad aver studiato. I miei genitori intuivano che questo nuovo mondo in fase di crescita avesse bisogno di qualcosa in più rispetto alla terza elementare. La scuola è una conversazione profonda, rappresenta il traino della società. Io non ho mai fatto altro che insegnare. E sempre nella consapevolezza che il sapere non deve essere semplificato. Le scorciatoie non funzionano. Oggi spesso si dimentica che la conoscenza è fonte di enorme piacere, è un viaggio mentale senza pari in termini di avventura».

L'avventura umana e professionale di Michelina inizia a sedici anni. È infatti adolescente quando al liceo classico Muratori incontra il suo grande amore: la filosofia. Nei panni di Cupido quello stesso Adriano Manesco che, nella sua casa di Milano, il 7 agosto 2014 sarà ucciso in modo efferato da due trentenni a caccia di emozioni estreme ancora prima che di soldi.

«Un professore eccezionale, come pochi ne esistono, la cui morte è diventata un doloroso caso di cronaca nera. Provo nei suoi confronti grande riconoscenza. Mi ha trasmesso la sua passione per la filosofia». Manesco passò come una meteora al liceo Muratori. Ciò non gli impedì di lasciare un segno indelebile nella memoria dei suoi studenti. Alla fine degli anni Sessanta, e cioè in piena contestazione giovanile, in soli duecentoventi giorni di scuola il professore riuscì infatti dove molti colleghi avevano fallito. Fece della filosofia un vero strumento di crescita. Non sappiamo se la giovanissima Borsari, in seguito docente nel suo stesso liceo, fosse allieva brillante. Certo fu devota.

«Avevo poco più di trent'anni quando mi offrirono il ruolo di direttore scientifico della Fondazione Collegio San Carlo. Ruolo del tutto nuovo in quel contesto. L'obiettivo era di riportare all'interno dell'istituzione un insegnamento di elevato livello. Sia attraverso il recupero della facoltà umanistica, sia con la creazione, in contemporanea, di una scuola di alti studi pensata per la formazione post lauream. Una scuola che, fondata sul lavoro d'equipe e forte di percorsi interdisciplinari, nacque subito europea e che, in veste di docenti, coinvolse nomi importanti provenienti da diversi paesi. Fu una stagione ricca e molto stimolante. Il San Carlo rappresentava infatti il fulcro di una riflessione molto sentita dalla città. Non mancarono battaglie ferocissime, senza esclusione di colpi ma sempre combattute con le armi del dibattito e del confronto. Erano davvero altri tempi. Oggi ci si accusa senza remora, perlopiù senza presentare progetti alternativi. Ma si dibatte poco. È andata perduta la capacità, o forse la volontà, di argomentare».

Qualche rimpianto?

«L'idea di una facoltà umanistica fu mal digerita. Tanto da privilegiare un orientamento linguistico». È una giornata molto fredda. E Michelina Borsari sembra farne le spese. Eppure, sebbene sia infagottata in quella che assomiglia molto ad una tuta da sci e il suo volto, senza un filo di trucco, racconti di un'intima stanchezza, la signora della filosofia mantiene il fascino della distanza. Non la si legge come un libro aperto (a meno che non parli di cultura) quanto piuttosto come un codice da decifrare.

«Il Festival della Filosofia non è frutto di una mia intuizione - puntualizza lei in risposta a chi oltre a farne il deus ex machina della tre giorni filosofica la vuole creatrice tout court - L'idea venne al carpigiano Mario Lugli, allora assessore alla Provincia di Modena. Io mi occupai del progetto che pretese oltre un anno di lavoro. Perché ho deciso di lasciare l'incarico di direttore scientifico del Consorzio? Mi è parso il momento opportuno, anche dal punto di vista istituzionale. E poi il sole tramonta per tutti, non puoi occupare una sedia per sempre. Il Festival della Filosofia, oltre ad aver insegnato moltissimo, ha lasciato al territorio notevoli competenze. È emblema di quell'ecologia della comunicazione che contempla una profonda onestà. Se non trovano soluzione concreta le buone intenzioni servono a poco. Bisogna realizzare sempre un oggetto, diktat valido anche in un contesto culturale. Si tratta di un lavoro di sartoria che richiede nervi saldissimi nonché totale dedizione. Sono anni che non mi concedo una vacanza al mare».

LA SCHEDA

Michelina Borsari è stata direttore scientifico del Consorzio per il Festival della Filosofia dalla prima edizione. Ha lasciato l'incarico a novembre. Da sempre l'insegnamento è per lei missione di vita prioritaria. Dopo la laurea in Filosofia svolge attività di ricerca e diventa firma di rilievo su diverse riviste culturali. Nel 1987 assume la direzione scientifica della Fondazione San Carlo di Modena, ruolo che sino ad allora nessuno aveva ricoperto e che Borsari mantiene fino al 2008. Il suo orientamento culturale, prettamente umanistico, la porta a progettare, nonché a dirigere, la Scuola Internazionale di Alti Studi Scienze della cultura.

Scuola che pensata ad hoc per la formazione post laurea rappresenta un unicum in Italia. «Siamo partiti con l'idea che non fossero gli studenti a “girare” quanto piuttosto i docenti. La mia più grande soddisfazione? Percepire l'entusiasmo con cui gli allievi frequentavano le lezioni rigorosamente in lingua». Paladina di una comunicazione pubblica votata ad insegnare piuttosto che a semplificare Michelina Borsari ha tra l'altro promosso la rassegna di pubbliche letture VivaVoce (1993-2008) nonché curato diverse pubblicazioni. Tra queste: Il semplice (con G. Celati), Almanacco delle prose n. 3, Feltrinelli 1996; Salute e salvezza. L'elaborazione religiosa della malattia e della guarigione, Bper 2001; Altri mondi. Strategie di immortalità e identità religiosa, Bper 2002; Peccato e pena. Responsabilità degli uomini e castigo divino nelle religioni dell'Occidente (con D. Francesconi), Bper, 2007; Frontiere. Politiche e mitologie dei confini europei, (con C. Altini), Cooptip.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google