Addio all’armeria Pola Serrande abbassate dopo 114 anni di storia
Finale. Il negozio ha visto passare quattro generazioni Punto di ritrovo per cacciatori a appassionati di tiro a volo
FINALE. Non basterebbe un giorno per raccontare la storia dell’armeria Pola di piazza Verdi. Adagiato su quelle poltroncine, che per decenni hanno accolto cacciatori, appassionati di tiro a volo e sportivo, scorre un pezzo di vita di Finale, ben descritto dai premi e dai riconoscimenti custoditi gelosamente nelle vetrine blindate, tra un fucile e una coppa. I fratelli Erardo e Augusto hanno deciso: è il momento di dire basta, di abbassare le serrande e di congedarsi. Qualcuno, a dire il vero, ha anche pensato di continuare la loro quasi sesantennale attività, ma la burocrazia che regola il settore scoraggia un po’ tutti. E allora conviene salutarsi con un abbraccio collettivo, riservando loro quel grazie che si deve a chi ha scritto la storia.
Aperta nel 1902 dal nonno Gustavo in via Nazario Sauro, nel 1930 arrivano i figli Edgardo e Amleto che trasferiscono la bottega in piazza Verdi. L’ultimo trasloco lo compiono invece i fratelli Erardo e Augusto quando (nel 1971) aprono il negozio al centro del passeggio finalese. Sono già alla guida della “Pola G. & Figli” da 11 anni, ma sono loro a dare un impulso notevole all’attività commerciale e sportiva, curando un tiro a volo a Massa, in zona Uccelliera, allevando futuri grandi sportivi tra cui l’olimpionica Jessica Rossi, organizzando il “Piattello d’oro”, la manifestazione più longeva d’Italia e producendo cartucce per gli appassionati di caccia tra cui Roberto Baggio, cliente abituale dei Pola.
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«Ho 85 anni - ha detto Erardo - è il momento di chiudere, ma la passione resterà per sempre. Mi sveglio ancora alle 4,30 per andare a caccia, per godermi un momento della natura che non si può descrivere. Eravamo una popolazione di cacciatori: negli anni ’70 solo a Finale erano 380. Il ricordo più bello? La prima volta che mi portarono a caccia, ero ancora studente e andai in bicicletta fino agli Obici. Fu il mio primo sparo e tornai a casa felicissimo con la mia anatra attaccata al manubrio».
Essere cresciuto tra sparatori e artisti dei fucili e delle cartucce ha invece permesso al fratello Augusto di conquistare titoli nazionali nel tiro al piattello, sfiorando per due volte la convocazione alle Olimpiadi. «A Piovene Rocchette feci il mio primo 25 su 25 - ricorda - e fui convocato per una selezione della Nazionale. A Madrid arrivai 11° e mi premiarono con un Don Chisciotte in argento. Alla fine ho conquistato 19 convocazioni in maglia azzurra, e per due volte, nel 1972 e 1976, sono stato vicinissimo alle Olimpiadi. Un mio compagno con l’Italia visse da testimone gli omicidi di Monaco di Baviera degli atleti di Israele. Potevo esserci anche io. Mi sono congedato nel 1982 con un terzo posto a Helsinki».
Dopo aver girato il mondo per difendere il tricolore, Augusto torna in negozio e prosegue l’arte di famiglia. Ai fratelli Pola si rivolgono le più grandi aziende di armi italiane: Franchi, Benelli e Beretta come ricordano gli attestati esposti. Pezzi di storia, pezzi di cuore, che se ne andranno con loro.
Francesco Dondi
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